Orchestra Esteh: Dreamworking

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Dreamworking è l’ultimo lavoro di Orchestra Esteh, progetto solista ritual ambient di Vinz Notaro, dedicato al rapporto tra musica, sogno e magia. L’album si configura come laboratorio di dominio dell’onirico; le sue tracce costituiscono un percorso di luoghi e ambienti misterici, presentandosi pienamente come immersioni consapevoli nel sogno e nell’inconscio, come intenzionali discese nel profondo ed esperienze iniziatiche dell’ade. La dichiarazione d’intenti è cristallina e l’approccio di fondo è ben chiaro: ognuno qui è Virgilio di se stesso.

L’impegno si esprime anche nei dettagli: la cura rivolta al digipack, un booklet che ben riporta i fondamenti teorici e alcune indicazioni pratiche dell’intero progetto e la generosità nel differenziare le copie – tramite la presenza di una traccia differente per ogni edizione speciale – rendono il progetto decisamente fuori dal comune. L’album – inscindibile dal saggio suono sacro sogno (l’arca e l’arco edizioni) – è edito in doppia versione: una standard edition con libro + cd e una special edition presentata in un digipack 20 x 20 cm. Tale edizione comprende un cd in edizione limitata a 96 esemplari, firmati, numerati e recanti ognuno un disegno originale.

Il lavoro costituisce una riuscita sintesi tra universo digitale e artigianato musicale. È difatti il suono a risultare centrale piuttosto che le modalità con le quali esso viene ricercato, sperimentato e sviluppato. Questo spostamento dal valore della forma a quello del contenuto rende effettivamente possibile al moderno un nuovo accesso all’antico. Da segnalare l’originalità di talune sonorità che si presentano tra il giocoso e l’inquieto, riflettono ambiguità, polarità e ambivalenza. Altre invece, ci conducono immediatamente in atmosfere maggiormente strutturate e meno ambigue: la discesa nel profondo in alcuni passaggi si fa monolitica e sicura di sé. Non mancano certamente le sonorità angoscianti e in un certo senso tipiche della ritual ambient, ma rimane assolutamente da segnalare un utilizzo originale dei suoni e degli accostamenti. Le sorprese ritmiche non tardano ad arrivare e contribuiscono a rendere dinamiche e suscettibili di variazioni le tracce. Il movimento di alcuni passaggi ha inoltre sapore genuinamente cinematografico, come nella colonna sonora di un incubo il cui finale tuttavia non disdegna una certa serenità e luce surreale. Siamo in uno spazio di ambiente puro dove la coda dei suoni, l’ampiezza e il delay rappresentano non un prolungamento del suono ma un suo sdoppiamento, un suo amorfico snaturamento che li rende entità a parte. Alcuni finali spezzano piacevolmente e inaspettatamente i canoni del genere.

Nella parte teorica del progetto, oniromanzia, filosofia della musica, approccio magico-esoterico e grande consapevolezza culturale si fondono dando vita a un’opera equilibrata, diretta e conscia della propria solidità. La figura del musicista è qui parallela a quella del mago-filosofo dell’età rinascimentale. I riferimenti culturali del progetto sono ben solidi ma non sono fini a se stessi in quanto sono volti a un capovolgimento degno di nota: il principio pitagorico dell’armonia come strumento di esperienza mistica di tipo celeste è qui sovvertito in una teoria iniziatico-musicale della disarmonia e del ruolo che quest’ultima detiene nella discesa nel profondo, nel sogno e nell’inconscio.

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