Dyonisis: The intoxicated EP

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Se siete alla ricerca di melodie e di atmosfere rilassate, in un contesto comunque ascrivibile al goth, questo EP (che rappresenta il debutto dei Dyonisis in ambito continentale) farà proprio al vostro caso. Le chitarre sono in fatti presenti, ma mai entrano nel corpo della canzone con irruenza, semmai fanno mostra di grande misura e discrezione, lasciando alla bella voce della cantante Nel gli onori del proscenio. Verò è che nessuna di queste cinque tracce (tratte dai loro precedenti lavori “Dyonisis” ed “Intoxicated”, pubblicati solo in terra britannica) si renderà facilmente memorizzabile, in quanto i vertici espressivi sono smussati da una interpretazione che si mantiene nei binari dell’ordinario. In alcuni episodi, segnatamente nella più grintosa “Eve’s song”, l’assunto strumentale si fa più corposo, facendo estrarre il cartellino metal dal taccuino, e segnando un punto a favore del combo di Sheffield, che trova una altra valida interprete nella seconda voce muliebre appannaggio di Louisa. Ma residua, terminato l’ascolto, un senso di incompiutezza, quasi che i nostri debbano ancora maturare una formula che permetta loro di distinguersi dalla concorrenza, quanto mai agguerrita in questo settore (“Of the fear” è piacevole, ma resisterà all’usura del Tempo?). I bardi cantori di una Britannia incantata troveranno comunque degli estimatori, anche in virtù dell’apertura a sonorità meno convenzionali per il settore, come le nuances trip-hop (“Smart mouth”) che emergono a tratti, o come le belle inclinazioni popedeliche e folk presenti in più d’una situazione, Mick Mercer si è dichiarato entusiasta delle loro produzioni, e se lo dice lui…

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