Esben & The Witch: Wash The Sins Not Only The Face

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Secondo album per la band inglese Esben & the Witch, dopo il buon Violet Cries del 2011, considerato da tutti un piccolo gioiello darkwave. Rachel Davies, Daniel Copeman e Thomas Fisher, che si sono ispirati, per il loro nome ad una popolare fiaba danese, non cambiano ‘ricetta’ e ci ripropongono il loro mondo romantico ed oscuro, per quanto l’atmosfera sembri, rispetto al primo lavoro, appena alleggerita: Wash The Sins Not Only The Face – titolo derivato da una frase palindroma greca, Νίψον ἀνομήματα, μὴ μόναν ὄψιν (Nipson anomēmata mē monan opsin), tratta da un iscrizione all’esterno della Basilica di Santa Sofia ad Istambul – contiene una decina di brani quasi tutti scritti da Rachel Davies, mentre nell’album precedente vi era stata la collaborazione degli altri. Come dichiarato da lei stessa, i pezzi risentono dell’influenza delle opere di TS Eliot, Sylvia Plath, e del movimento surrealista; la voce è più sommessa e umbratile, aliena da virtuosismi tuttavia capace di effetti quasi magici. L’opener “Iceland Spar” ha un bell’inizio travolgente che introduce il canto intenso della Davies: l’alternanza fra impeto ed incanto sorregge efficacemente la struttura del brano. “Slow Wave”è una accattivante melodia che sa di fiabe nordiche e boschi misteriosi fra i quali si innalza, sostenuta, la voce, mentre il ritmo è scandito dal secco drumming. Poco più in là, “Shimmering” conquista al primo minuto con un gran bel lavoro alla chitarra ed un motivo sensuale ed ipnotico e, subito dopo, si trova uno dei gioiellini del disco, “Deathwaltz”, uscito anche come singolo: chitarra, tastiera, tutto sembra concorrere ad un unico grido, mentre la voce della Davies finalmente emoziona creando visioni di antichi castelli gotici. Da segnalare assolutamente le tre tracce finali: “Putting Down The Prey”, forte ed intensa come un inno, precede “The Fall of Glorieta Mountain” ove si sprigionano seducenti note di chitarra sulle quali si eleva il canto essenziale e suggestivo; chiude la bellissima “Smashed To Pieces In The Still Of The Night”, in cui prevalgono le tenebre più impetuose in un crescendo di potenza in cui tutte le oscure tensioni accumulate trovano adeguato sfogo fino all’acme finale, un vero e proprio sguardo negli inferi. Wash The Sins Not Only The Face è dunque qualcosa in più di una conferma: rappresenta la certezza che questa band va ancora seguita con interesse.

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