“Looper” di Rian Johnson: a tu per tu con se stessi

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Looper è un po’ l’evento di questo inizio 2013: il suo regista, Rian Johnson, è un artista eclettico e creativo che si è dedicato, oltre che ai film, anche alla musica folk e, fin dall’esordio cinematografico (Brick – Dose mortale), ha dimostrato talento ed originalità. Questo terzo lavoro si sposta nell’ambito della fantascienza e si dimostra veramente ‘tosto’: è complesso e veloce e, pertanto, richiede il massimo dell’attenzione, ma le emozioni sono assolutamente garantite.

Collocata in un tempo prossimo venturo, la vicenda parla dei looper, uomini  addestrati a sopprimere per conto di organizzazioni criminali persone provenienti dal futuro: mediante un viaggio nel tempo in quell’epoca reso possibile, le vittime giungono già predisposte per essere uccise e l’operazione viene quindi portata a termine nel passato senza lasciare tracce. Chi accetta il sistema si arricchisce senza fatica e rapidamente, ma in cambio della vita facile e ben provvista di mezzi c’è l’obbligo di sottomettersi ad una serie di regole e condizioni, alcune delle quali non troppo semplici. In particolare le difficoltà nascono quando Joe, il looper protagonista della storia, si ritrova ad avere a che fare con il se stesso del futuro nel quale si imbatte grazie alla macchina del tempo. Senza scendere ulteriormente nel dettaglio, preciso subito che seguire le avventure di Joe nelle sue diverse versioni non è affatto facile, ma non c’è dubbio: una volta entrati nel meccanismo, la vicenda funziona a regola d’arte.

Nell’immaginario di Johnson, l’avvenire appare fosco, violento, malato: una struttura sociale basata sull’autoritarismo, in cui la gente vive in povertà, oppressa dal disagio e dalla paura. Le relazioni umane non sono né spontanee né soddisfacenti, i valori fondamentali non esistono più o sono radicalmente alterati. Il rapporto fra i due ‘aspetti’ del protagonista, in certe fasi si percepisce come una specie di conflitto ‘generazionale’, in altre come il confronto fra due lati differenti di un’unica personalità; inutile dire che i due interpreti che lo rappresentano – l’attore feticcio di Johnson Joseph Gordon-Levitt per l’età giovanile ed il solido mito del cinema d’azione Bruce Willis per la maturità – gareggiano fra loro in bravura e versatilità. Ma Looper non colpisce soltanto in quanto valida ed avvincente pellicola di fantascienza: il viaggio nel tempo è anche un viaggio in se stessi per rivivere la storia personale e i traumi del passato; la disperata rincorsa  in avanti e all’indietro nel tempo si alimenta della paura della solitudine e dello struggente desiderio di recuperare valori ed affetti perduti di cui si intuisce l’importanza quando ormai è troppo tardi. Ecco quindi che il frenetico film d’azione svela la sua vera natura: una sorta di dramma esistenziale in cui ognuna delle figure del gioco tenta angosciosamente di ritrovare l’ultimo legame con la vita, l’ultima speranza in un mondo che non ne ha più. Nella consapevolezza che ogni evento di oggi avrà sul domani gravi ripercussioni, che la violenza a venire ha inevitabilmente le sue radici nel presente, si svolge dinanzi agli occhi degli spettatori una lotta impari finalizzata ad impedire che si giunga alla catastrofe futura, di cui si ha già notizia anche se non si è ancora verificata: la simultanea presenza in due archi temporali consente una visione dei fatti più allargata e lungimirante; la maturità acquisita attraverso esperienze gravose e dolore determina la volontà di reagire, ribellarsi, anche a costo di sacrificare se stessi. Se la minaccia è annidata in un bambino apparentemente indifeso, allora l’azione convergerà su di lui nel tentativo di sottrarlo ad un destino ingiusto e nocivo per gli uomini: a questo proposito vale evidenziare la straordinaria interpretazione del piccolo Pierce Gagnon, il cui sguardo innocente seppur desolato ‘buca’ letteralmente lo schermo.

Come pochi altri casi negli ultimi anni – Inception, Source Code, per citare due esempi di cui abbiamo parlato – Looper è un’opera di fantascienza destinata, a mio avviso, ad aprire prospettive stimolanti; regia ‘tecnologica’, effetti speciali o ritmi mozzafiato non sono più i soli elementi che contano: una sceneggiatura impegnativa e complessa che riempie di significato il topos trito e ritrito della ‘corsa contro il tempo’, l’attenzione rivolta a tematiche umane importanti e molta materia per la riflessione fanno della visione un’esperienza rilevante che, a mio avviso, saprà attirare anche un pubblico non appassionato del genere.

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