Midryasi: Black, blue & violet

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I Midryasi consolidano con Black, blue & violet il loro status di eccellenza italica del doom psichedelico, perchè questo è il ruolo che appartiene loro, e se qualcheduno avanza ancora dei dubbi, si ascolti l’inquietante, ieratica “Diagonal” e faccia esercizio di contrizione. Sospinte dalla sezione ritmica, le tastiere si levano in un cielo plumbeo, foriero di tempesta, mentre la chitarra graffia la superficie marmorea di questo sarcofago sonoro, introducendo la nerissima, solenne e compassata marcia funebre di “Behind my ice”; il senso di desolazione, di abbandono tra le braccia della Morte è acuito dall’asciutto strumentismo, l’adesione all’occulto verbo professato dai Pentagram si palesa in questo episodio in maniera netta e rispettosa. “Behind my ice” scivola nella limacciosa, malata “Back in the maze”, notte d’incubo trascorsa tra i miasmi soffocanti esalati dale paludi della Louisiana, tra riti voodoo celebrati nell’ombra ed animali offerti in sacrificio alle anime tormentate che vagano senza requie tra acque stantie ed il pregnante lezzo della decomposizione. La title-track brucia come febbre malarica, inducendo visioni di delirio e di dissoluzione; tra spirali di denso fumo irrompe l’arcigna “The nuclear dog” dal testo perfettamente aderente all’impianto visionario della musica, sostenuta da un a solo di grande gusto, inserito con perfetto tempismo in un ordito tessuto con cura dalla sezione ritmica, le fila sono indi serrate dalle onnipresenti tastiere suonate dal nuovo entrato UDZ (ex Nekrosun). Divinità dementi danzano ai limiti ultimi di un Universo collassante, osservando impotenti lo spegnersi lento ed inesorabile dell’umanità, costretta all’inedia dai suoi istessi vizi. “Hole of the saturday night” è il gran finale di un album compatto, meno di quaranta minuti per sette episodi, ed il risultato finale non poteva essere più degno. Cala la bara nella tomba, la terra feconda custodirà questi innominabili segreti… E’ una discesa negli Inferi dell’anima, Black, blue & violet, musicata mirabilmente da questo quartetto che vanta in carriera pure il pregevole “Corridors” del 2005 (Iron Tyrant Records), e che ha fatto tesoro dell’esperienza maturata in questi anni (è del 2005 l’omonimo debut) di fiera militanza nelle centurie del doom. I cancelli del Camposanto si chiudono alle nostre spalle, cigolando sui cardini arrugginiti, ma nell’aria aleggiano presenze sovrannaturali (“The counterflow”). I Guardiani stanotte non faranno ritorno ai loro neri sacelli…

Per informazioni: http://www.mygraveyardproductions.com
Web: http://www.facebook.com/midryasi
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