New Order: Lost Sirens

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Un’uscita che fa tristezza, questa di Lost Sirens dei New Order Non solo perché l’album è tutto sommato modesto, coerentemente in linea con le ultime cose che loro facevano. Ma è un lavoro che ha il sapore dell’addio, del tramonto di una leggenda che i New Order, non si sa quanto consapevolmente, hanno saputo rappresentare fin dalla loro nascita come Joy Division. Si sa per certo che la line up non sarà mai più la stessa in quanto Peter Hook si è allontanato definitivamente dagli altri. Il materiale di Lost Sirens proviene dal lavoro per Waiting for the Sirens’ Call del 2005, durante il quale fu incisa molta musica che poi non fu inserita in quel disco. Ce n’era abbastanza per un ulteriore album, ma la pubblicazione fu impedita dai dissapori sorti fra Peter Hook ed il resto della band, che portarono ad una definitiva rottura. Oggi, trovata la soluzione (economica?) alle varie problematiche sorte, ecco che possiamo ascoltare questi otto pezzi, gli ultimi incisi insieme a Hook. Che dire? I New Order furono assai diversi dai Joy Division e la loro evoluzione li ha portati a forme musicali che hanno fatto storcere il naso a molti fan di Jan Curtis. Essi hanno tuttavia rappresentato, a mio avviso, un lato prezioso e valido del synth pop e lo dimostra  il rispetto con i quali sono stati e sono tuttora considerati. La parte finale della loro produzione – per intenderci, gli ultimi tre album in studio – non ha avuto un’accoglienza unanime e Lost Sirens vi si ricollega direttamente. Gli arrangiamenti sono molto curati, la voce di Sumner ha il solito timbro di sempre e la sua chitarra ha di nuovo un ruolo piuttosto di primo piano. Apre “I’ll Stay with You”, una melodia piacevole e moderna che porta il marchio della band in modo abbastanza riconoscibile. Dopo un brano piuttosto irrilevante (“Sugarcane”) è la volta di “Recoil”, chitarra acustica, ritmo morbido ed intrigante tastiera che si protrae per tutto il bel finale strumentale: tutto vero ma tutto innegabilmente pop. “Californian Grass” ci fa appena ‘annusare’ l’atmosfera dei vecchi New Order ma poi la graziosa “Hellbent”, che figurava già nella raccolta Total dei Joy Division e dei New Order, fa comprendere che il pop allegro e facile è decisamente la direzione preferita dai nostri. Segue “Shake It Up”, uno degli episodi migliori,  più impegnativa ed impostata a livello elettronico, mentre la successiva “I’ve Got a Feeling” è di stampo più rock ma la melodia suona francamente abbastanza trita. A parte osservare, come tutti hanno fatto, che l’ultimo brano, remix di “I Told You So” già presente in Waiting for the Sirens’ Call, sembra quasi un omaggio ai Velvet Underground , non c’è proprio niente altro da segnalare. Purtroppo.

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