Nude: Plastic planet

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Rientro sulle scene, a dodici anni dal precedente “Cities and dust”, per i Nude, ed il lungo periodo di congelamento non ha evidentemente nuociuto al gruppo, considerato l’ottimo risultato conseguito, in termini di qualità, da Plastic planet. Disco aperto dalla trascinante “Shining stardust” alla quale spetta il gravoso compito che fu di “Transistors fate” sul citato esordio, ed anche in questo caso la scelta dell’opener non poteva essere più oculata, rivelandosi un biglietto da visita perfetto per un lavoro che si ascolta con piacere. Sonorità adunque assai godibili e fresche, reminiscenti pure dell’ala più leggiera della wave ottantiana ma che fanno tesoro di quanto accaduto, in ambito indie, in questi lustri di, per loro, inattività. Focalizzati sulla forma canzone, i Nude concedono grande spazio alle tastiere, e le atmosfere ariose che contraddistinguono episodi quali, a.e., “My world today” testimoniano la loro determinazione, volta al conseguimento di un prodotto sì fruibile, ma non per questo facile e smaccatamente commerciale. E nemmeno orientato esclusivamente al passato, ogni una delle dieci tracce che compongono Plastic planet potrebbe in fatti trovare spazio nei palinsesti dei network radiofonici nazionali che negli ultimi anni hanno concesso qualche chance al panorama underground. I frangenti più darkeggianti (“Shangai basement”, che titolo intrigante!) rimandano ai Sisters era-“Vision thing” (idem dicasi per la ciondolante “Much better”), e la presenza in formazione di un vocalist carismatico e rodato come Tommy Box non fa che confermare le ottime impressioni suscitate anche da un ascolto reiterato di questa serie di potenziali hit. La chitarra di Fabio Callouri non manca di sottolineare la sua presenza, e l’essenziale sezione ritmica (Antonio Pucciarelli al basso e Nicolas Calluori alla batteria) fornisce il motore perfetto a brani quali “Diesel” ed “Old fashion doors”. Che si viaggi su ritmi sostenuti o che si rallenti la corsa (la meditativa title-track), i Nude focalizzano la loro attenzione sul risultato, sull’impatto, aiutati in questo da una produzione pulita e dinamica. Ho ascoltato Plastic planet  in contesti diversi, avendo avuto modo di apprezzarlo anche in automobile, nel corso di un lungo spostamento in autostrada, come certi dischi degli anni ottanta che parevano concepiti appositamente per queste situazioni (FM rock!). La bellezza intrinseca di “Plastic placet” (il già citato brano) o di “Once upon a time” (enfatico episodio a-la The Cult), il livello medio che si mantiene sempre omogeneo, la capacità di impadronirsi dell’attenzione dell’ascoltatore dalla prima all’ultima nota, rendono Plastic planet un disco convincente e, permettetemi il giuoco di parole, vincente. Non ci sono parentesi deboli od inutili riempitivi, qui c’è solo l’imbarazzo della scelta, mi toccherà trasmetterli tutti!

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/plasticplanet2013
TagsNude
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