Stardom: Danze illiberali

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Non mi stupirei, se mi capitasse d’imbattermi in un motivo degli Stardom inserito nella programmazione di qualche network radiofonico nazionale. Il quartetto ha saputo far tesoro delle esperienze accumulate in anni di militanza underground, ed il recente Danze illiberali che sto ascoltando per l’ennesima volta è felice testimonianza dei progressi compiuti. Una cura attenta riservata alle melodie, arrangiamenti raffinati, la bravura d’interpreti come Riccardo Angiolani e Cristina Corti, polistrumentista che ha assunto un ruolo importante nell’economia del gruppo, brani efficaci come “Attimi isterici” che i Bluvertigo all’epoca dei loro esordi avrebbero pagato per inserire nel loro songbook, l’attitudine moderna di una “D’istinto” che se adeguatamente supportata potrebbe sfondare, sono elementi concreti, non dei semplici particolari, che misurano il valore del disco. Ed un suono che s’è fatto più corposo ed individuabile, non il semplice aderire con poca coscienza ad uno stile definito da altri, bensì rielaborandolo ed aggiornandolo secondo le proprie inclinazioni, come nella wave di “Basso consumo”, canzone che su una intelaiatura collaudata inserisce elementi personali determinando la riuscita di un episodio gradevolissimo. “Puzzle” (per il quale nel 2006 venne girata una clip) richiama gli anni ottanta e ci vuole, perché analizza le radici del genere impiantandole in un tessuto che è pronto a riceverle, senza rigettarle (segnatamente è il basso a donarle una lucentezza del tutto particolare), è quello lo spirito di ricerca del nuovo, del bello che si reitera in queste undici canzoni, un ponte fra passato e futuro, non collo sguardo del nostalgico e nemmeno con quello del nichilista (ma le disilluse “Anni cannibali” e “Colinia penale” sono figlie di quest’epoca e poco concedono alla speranza). Il suono degli Stardom avvolge e conquista, aprendosi all’apporto dei colleghi di etichetta Cineteca Meccanica nelle frenetica “Magazzini criminali”, robotizzando le sue movenze in “Danze illiberali”, declamatoria invettiva contro certi contesti che le liriche denunziano col gusto della citazione, distendendosi in una “Diario d’inverno” così ricca di sensazioni. Il roster di Danze Moderne è ricco di elementi di valore, indice di oculata gestione dei propri gruppi e di attenta selezione delle proposte: il valore omogeneo dei dischi giunti a pubblicazione fino ad oggi espone un concetto chiaro e basilare, solo con la distinzione le piccole realtà possono germogliare, irrobustirsi  e superare collo slancio dell’entusiasmo periodi non proprio favorevoli per la discografia come questi. La concretezza alla base di tutto, se poi si è dotati d’inventiva e di coraggio la partita non la si può perdere.

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