Vanity: Occult you

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Sonorità che provengono dal passato, obscure, avvolgenti, guidate dall’ipnotico basso; una voce evocativa, una chitarra tagliente e cinica, una batteria che piacerebbe a Steve Lillywhite. Appunti sparsi fissati su d’un foglietto sgualcito, affinché la memoria non li disperda col risveglio. Ma è tutto vero, è “Sleeping tears” traccia d’apertura ed opportuno primo singolo di Occult you, disco di dark epico che, sepolto sotto una coltre di cenere, da questa sorge prepotente, citando i Type O Negative celati nei suoi recessi più doomy, rievocando altrove le atmosfere plumbee e soffocanti dei Sisters Of Mercy era-“The reptile house”, rileggendo il tutto in chiave tipicamente rock (“The wanderer”), disperato, annichilente e, proprio per questo, affascinante. Occult you è disco costruito attorno alla canzone, ed a questa messo al servigio. Una collezione di brani d’impatto, facilmente assimilabili a patto che si sia predisposti all’accoglimento senza compromessi della sua coscienza tormentata. E senza che nel suo corso vengano fornite delle coordinate definite, perché ogni brano può sorprendere e farci trasalire come dinanzi ad un qualcosa di terrifico, sconvolgente… Una bellezza così ermetica, potenzialmente letale, non può non attrarre animi inclini alla tetraggine, evocata in episodi di assoluta eccellenza quali “Ruins” e “Time’s new romance”. Curioso che il loro monicker per molti sottintenda frivolezza, ma quivi s’intende la caducità dell’humana condizione, piuttosto: c’attende la Morte, celata nella Tenebra, ed ad Ella nessuno scamperà. La produzione di Lorenzo Montanà dona nitore e dissipa la caligine, attribuendo ulteriore pregio ad un disco che può ben figurare al cospetto di nomi storici del dark italico quali MonumentuM e Canaan (“Occult you, la title-track); Vanity è progetto estremamente concreto, è la scarnificazione del suono, è riduzione all’essenza (“Sun”). E’ l’attesa della Fine, ma ritti dinanzi al Fato, sfidandolo collo sguardo in un ultimo atto di insano coraggio. (Per A.F.: ho rievocato i fasti del Granducato con un vecchio sodale, pareva l’incontro di due vecchi veterani di guerre psichiche, solo leggere il tuo nome m’ha scaraventato indietro nel Tempo, ma ho resistito all’impatto. Ma perché dobbiamo sempre chiudere col solito: “bei tempi”?).

Per informazioni: http://www.promorama.it
Web: http://www.facebook.com/VanityDoom
TagsVanity
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