Giovanni Agnoloni: Sentieri di notte

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Adocchiato con molta curiosità all’ultimo Pisa Book Festival, Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni si è rivelato una lettura stimolante, oltre che piacevole. L’autore, già noto come traduttore e saggista, è uno dei maggiori esperti italiani di Tolkien: visto che condividiamo questa passione, l’interesse della sottoscritta per il suo esordio narrativo è stato immediato. Ma chi non è un fan di hobbit ed elfi non abbia timore: Tolkien non è presente in questa forma. C’è una certa affinità nei temi e nell’impostazione – il viaggio, la ricerca, la cosiddetta ‘quest’ –  ma non si tratta semplicemente di un romanzo fantasy; per essere precisi, dovrebbe essere considerato ‘connettivista’, in quanto Agnoloni si dichiara seguace di questa corrente, nata nel 2004, cui hanno aderito scrittori come Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Francesco Verso. Molti vedono il Connettivismo come un’evoluzione del Cyberpunk che ridefinisce la visione del futuro alla luce di una forma particolare di conoscenza; essendo ritenuta una delle ultime avanguardie artistiche che il panorama italiano abbia prodotto, è senz’altro interessante approfondirne i temi, per esempio leggendoli nel suo manifesto. Al di là delle classificazioni che si possono adattare a Sentieri di notte e, soprattutto, visto che molti di noi possono non avere alcuna esperienza del Connettivismo, preferisco parlare di quest’opera da ‘profana’ o più semplicemente da amante e ‘consumatrice’ abituale del genere fantastico cui essa può essere tutto sommato attribuita.

La vicenda è ambientata in un futuro oscuro ed inquietante, mentre i siti in cui si svolge sono vari: Cracovia, Berlino, Lucerna, tutti luoghi, per un motivo o per l’altro, assai ricchi di fascino. L’intera Europa è in effetti succube di un regime autoritario retto da una multinazionale informatica, la Macros, che gestisce, oltre alle risorse energetiche, l’intero sistema delle comunicazioni. Il suo potere è praticamente illimitato e, per consolidarne la forza, tutti i paesi sono sottoposti ad un blackout totale che li lascia non soltanto al buio ma, soprattutto, privi di reti di connessione. Una serie di personaggi singolari che conosciamo gradualmente – l’androide Luther in viaggio con il programmatore cieco Krueger, lo studioso irlandese Desmond O’Rourke cha vaga nella misteriosa nebbia bianca che avvolge Cracovia, Piotr Woźniak e la sua compagna, la scrittrice Kristine Klemens –  si muove in questo contesto: ciascuno è coinvolto in una ricerca importante sia per la sua storia personale che per le sorti dell’umanità e, nel corso del libro, dopo vari sviluppi avventurosi, le loro vie si incrociano. Su tutti aleggia la presenza di una misteriosa fonte di energia, presente nel mitico Castello del Wawel, a Cracovia, ove dovrebbero trovarsi le radici dell’essere.

Il volumetto di Agnoloni è una lettura impegnativa e niente affatto insignificante sul piano letterario. Lo scenario è cupo e drammatico: al pericolo che incombe sull’uomo fanno da sfondo atmosfere nordiche e decadenti, tanto che la Berlino del futuro – dominata dalla dittatura – sembra quasi simbolicamente ricongiungersi con quella degli anni ‘30; Cracovia immersa nel ‘bianco’ sembra un omaggio a Saramago e non manca una fugace visione di Tromsø, proprio perchè più a nord di così non si può! Pur presupponendo cognizioni filosofiche certo non alla portata di tutti – per esempio, gli archetipi di Jung – la scrittura scorrevole sa destare lo stesso interesse e la suspense che possono derivare dalla lettura di un buon ‘noir’ di ambientazione ‘fantascientifica’: tra le figure più intriganti c’è quella dell’androide Luther, cui il creatore ha affidato, oltre alle conoscenze tecniche, la propria umanità e tutta la pessimistica presa di coscienza del futuro del mondo. Nella consapevolezza della propria natura artificiale, dunque provvisoria, egli tenterà in tutti i modi di allontanare la catastrofe. Il libro qua e là fa cenno a svariate altre tematiche importanti, di carattere religioso o politico, senza tuttavia che la riflessione ‘astratta’ comprometta il piacere di seguire la narrazione: il fatto poi che il testo – nonostante i risvolti super-tecnologici – sia un po’ ovunque pervaso di una singolare spiritualità, abbastanza inusuale in questo genere di romanzo, ne arricchisce la sostanza donandole nuovi e più profondi contenuti, senza minimamente ‘intralciarne’ l’andamento o rallentare il corso delle vicende. Sentieri di notte è a mio avviso un’esperienza di lettura insolita, che lascia spazio alla riflessione ma apre anche prospettive letterarie originali.

Giovanni Agnoloni “Sentieri di notte”  Galaad Edizioni 2012, € 12,00, pag.230

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