Johnny Marr: The Messenger

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Gli Smiths sono stati un gruppo memorabile e nella redazione di Ver Sacrum – lo so con certezza! – non mancano loro accaniti sostenitori. Fra questi, in verità, non c’è la sottoscritta ma questo non mi impedisce di riconoscere l’importanza e la grandezza di una band che, nonostante la vita tutto sommato breve, ha segnato la storia musicale dell’ultimo trentennio. Ho cercato quindi di essere obiettiva nell’ascolto di The Messenger, album appena uscito di Johnny Marr, il mitico chitarrista dell’altrettanto mitico gruppo: una specie di debutto da solista, visto che la sua attività nel corso di tutto questo tempo è sempre stata collegata alla collaborazione in vari progetti, l’ultimo dei quali in ordine cronologico – i Modest Mouse! – ha dato pregevoli risultati. The Messenger  è un disco gradevole: non contiene ‘passi’ immortali benché lo stile ‘smithsiano’ sia facilmente riconoscibile e la mano del fuoriclasse della chitarra si senta chiaramente; diciamo che il tutto manca un po’ di ‘carisma’, ovvero di quell’elemento di cui invece la sua ‘metà’ Morrissey è sempre stato più che provvisto.  L’opener “The Right Thing Right”, blandamente ritmata, travolge subito con la pienezza della chitarra e mostra in pieno il ‘suono’ alla Johnny Marr, tanto che anche gli ‘smithsiani’ ci si ritroveranno parecchio. Seguono “I Want The Heartbeat”, che in verità, accelera ritmo ed enfasi e “European Me”, uno degli episodi più validi, in cui chitarra elettrica ed acustica sovrapposte creano il classico effetto ‘barriera’di spettacolare forza. Le melodiche “Upstarts” e “Lockdown” scivolano un po’ nel lezioso (un rischio da cui per me nemmeno gli Smiths erano del tutto esenti, e non me ne vogliano le schiere dei loro devoti!) ma il vigore e la sostanza vera riconquistano spazio con la bella title track, dove chitarra e synth sono in beata armonia. In “Generate! Generate!” gli Smiths aleggiano in modo abbastanza inconfondibile mentre nell’intensa “Say Demesne” ciò che aleggia è lo spirito post-punk anni ’80 che Marr mostra di conoscere e ricordare.  Resta da segnalare “New Town Velocity”, malinconica e pervasa da un afflato nostalgico che la rende davvero unica. Se  i brani di The Messenger li avesse cantati Morrissey, avremmo gridato al miracolo, ne sono più che certa…

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