Aa.Vv.: The End of Civilization

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Di Valentina F. aka Mushy abbiamo già avuto occasione di parlare: l’anno scorso il suo album, Breathless ha rischiato fortemente di trovarsi nella mia playlist personale – ma l’ho comunque ascoltato tantissimo! – e chi ha potuto sentirla suonare dal vivo è rimasto assai impressionato dalla sua bravura. Oggi Mushy ci presenta The End of Civilization, un’antologia curata interamente da lei per la beneamata Mannequin, che contiene una scelta di brani mai pubblicati prima, tutti appartenenti al genere synth-wave/psichedelia. Molte delle band qui rappresentate, provenienti da svariati luoghi, sono praticamente sconosciute. E’ stupefacente quanti piccoli gioielli siano raccolti in questo album, gioielli di cui difficilmente avremmo sentito altrimenti parlare. La prima traccia, “Tout Ce Qui Te Fait Mal Te Fait Du Bien” dei Police Des Moeurs di Montreal, Canada è un delizioso, fresco esempio di cold wave dalle gelide sonorità elettroniche con il drumming secco come nella migliore tradizione: in sostanza un’atmosfera che evoca in modo gradevole e moderno gli anni ’80. Gli Stati Uniti hanno  un ampio spazio nella compilation, a partire dal secondo pezzo, “Clean Up” degli ASSS di Portland, Oregon: qui l’attitudine è assai più ‘tosta’, molto vicina all’industrial nel suo sperimentalismo minimale. Ancora negli USA con il progetto The Circa Tapes di Adam Killing: “Olane Dementia” è uno degli episodi più interessanti, con sonorità cold wave punteggiate da suoni striduli e acuti, e l’effetto è tra i più spettrali. Al synth-pop classico fa capo “Imperial”, brano di TEEEL, fondato dall’americano Jim Smith, mentre “Blind Myself” dei Rosemary è morbida e decadente, pervasa da un afflato gotico. Il secondo lato inizia con i Deathday di Los Angeles, di cui qualcuno avrà sentito parlare: “After Dark” è un’altra delle perle del disco e ben illustra il carisma di una band oscura e misteriosa; i fan dei Soft Moon e della dark wave più cupa non potranno non apprezzare. I londinesi Phosphor con “Skull” propongono un sound oscuro ed ipnotico, mentre The Murder Act, band ancora inglese, con “Rapture” ci catapulta dal sogno all’incubo. Influenze kraut sono infine evidenti negli australiani The Strange Forces che, con “Shizer In The Shadow”, rappresentano una degna variazione per quanto pervasa di suoni cupi ed  apocalittici; il pezzo degli irlandesi Tablets, “I Feel Uneasily Loved” e “Odd Funerals” di The Long Wives – progetto della statunitense Brandy St.John – chiudono con nerissime atmosfere folk questa raccolta che merita giustamente attenzione e conferma la competenza musicale della nostra Valentina. The End of Civilization è uscito in edizione limitata in vinile oppure in digitale.

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