Cinemascape: Cold Heaven

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Cold Heaven è l’ultimo lavoro dei Cinemascope, band svedese in attività fin dal 2005, ma non molto nota fuori dal suo paese: il loro stile si avvicina al pop elettronico e melodico, con molta attenzione per l’aspetto visuale e perfino per il ‘look’. Si tratta comunque di forme che, facendo riferimento al synth-pop del passato, sembra quasi cerchino un loro spazio fra quei ‘classici’ adatti ad ogni tempo ed ogni età, lontane come sono dagli sperimentalismi e dalle sonorità troppo ardite, perfette per fungere da sottofondo gradevole piuttosto che da centro dell’attenzione. Sono comunque presenti tratti tipici del pop elettronico anni ’80: chi ha potuto conoscerli, ritroverà la sottile ma sorridente inquietudine dei China Crisis ma, personalmente, il suono della tastiera mi ha ricordato i ‘vecchi’ Alphaville di “Big in Japan”. La prima traccia, “Second Coming” è una tenue, languida ballata dai contorni pastello, non priva di una certa suggestione, grazie anche alle tonalità intense del canto: forse uno degli episodi migliori. Poco più in là, “Frantic”  sorprende per il sound retrò, per quanto estremamente ‘ripulito’ e patinato: l’effetto risulta francamente piacevole .“Frozen Ground” è uno dei brani più ritmati e caratterizzato da toni cabarettistici che lo rendono peculiare, mentre “Nuclear Skies” e “Trespassing” hanno melodie tra le più gradevoli. “High Hopes” omaggia il synth pop vecchio stile, come è anche il caso di “Deep Ravine”, che però risulta un po’ troppo ‘barocca’, tra coretti e tastiere  a ‘canzonetta’. Da menzionare infine “Ran” per l’atmosfera romantica ed evocativa e, in chiusura, “Artifacts”, che inaspettatamente indulge alla malinconia ed all’introspezione. Cold Heaven non è un disco che sconvolgerà il panorama musicale internazionale, ma senz’altro saprà attirare un seguito di nostalgici amanti di sonorità non troppo impegnative.

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