Elastik: Instrumental EP

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Progetto musicale veramente enigmatico, gli Elastik dell’artista francese Thomas Prigent, dopo due album in genere molto ben accolti, Métalik e Critik,  ritornano con questo EP, costituito da sei brani completamente strumentali. Dei sei, tre sono stati ripresi dai dischi precedenti; tutti quanti non hanno un vero titolo ma sono semplicemente numerati dall’1 al 6. Questo lavoro incarna una scelta professionale davvero lontana anni luce dallo ‘showbiz’, che pone in primo piano esclusivamente la musica ed il suo reale valore. Instrumental ha un fascino oscuro e strano: per ascoltarlo bisogna essere nello stato d’animo adatto, poiché irradia tensione e solitudine. Lo stile mescola elementi ‘industrial’, ambient ma non disdegna melodie elettroniche gradevoli all’ascolto; l’atmosfera è però gotica e pervasa di mistero, tanto che potrebbe senz’altro fare da colonna sonora ad un film ‘ansiogeno’. Si tratta di sonorità ricche, che spesso si servono di strumentazione classica anche se ovviamente sono fondamentali le tastiere. Se la traccia N.1 è impostata davvero come la base di un film horror, tanto che ricorda, a mio avviso, certi passaggi emblematici dei Goblin di Claudio Simonetti, con la tastiera ‘minacciosa’ e molto ‘rumorismo’ sinistro in sottofondo, la N.2 rifugge dalla melodia ‘compiuta’ vagando fra ambient ed ‘industrial’. Quella che segue – una delle più belle – è dark fino all’angoscia, con il piano che campeggia, spandendo nere note, ma anche la quarta, dall’arrangiamento piuttosto classico, incede cupa e solenne, affascinando con una melodia che non si dimentica. La N.5 disorienta con la ricchezza dei suoni, anche se alla fine risulta un filo ‘pomposa’ mentre l’ultima, con le sue stridule note di tastiera, è pervasa di una malinconia lugubre e senza speranza. Come si è detto all’inizio, degli Elastik si sa molto poco: è la musica che parla e questo basta.

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