Enrico Annibale Butti: L’anima. Memorie di Alberto Sàrcori

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Nella sterminata e misconosciuta produzione della letteratura fantastica è possibile rivenire, in alcuni casi, dei piccoli gioielli polverosi da disseppellire dall’oblio, opere minori ma meritevoli di essere riscoperte: è il caso de il romanzo L’Anima di Enrico Annibale Butti (1868-1912), scrittore e drammaturgo milanese, oggi dimenticato ma famoso all’epoca come D’Annunzio, considerato dalla critica come l’Henrik Ibsen italiano e paragonato a scrittori come Guy de Maupassant e Huysmans . Ora, grazie alla Keres, piccola ma agguerrita casa editrice, L’Anima rivede meritatamente la luce. Una delle tematiche esplorate dall’autore nei suoi drammi e nei suoi romanzi e racconti fu la dicotomia fra ragione e irrazionalismo, un motivo che viene sviscerato in maniera approfondita appunto ne L’Anima. Il romanzo appartiene al proficuo filone tipicamente anglosassone della storia di fantasmi  ed è una ulteriore dimostrazione di come questo genere possa venire padroneggiato efficacemente anche dagli italiani. Non bisogna mai dimenticare, in effetti , come le ambientazioni dei primi romanzi gotici inglese dei vari Horace Walpole e Anne Radcliffe fossere italiane.

La vicenda è ambientata a Pavia dove il protagonista, lo studente milanese di medicina Alberto Sàrcori (alter ego delle stesso Butti),  sta ultimando gli studi. Nella citta lombarda Sàrcori, dopo una burrascosa relazione, conduce una vita ritirata e squallida senza distrazioni fra tetri locali universitari. Decide così, grazie all’intercessione di un amico, di conoscere e frequentare la famiglia di orgine calabrese del maggiore Laerti, un burbero e misantropo militare in pensione che vive isolato dal resto della società con la moglie e la figlia Giovanna, una ragazza tranquilla, sensibile e solitaria. Sàrcori s’invaghisce di quest’ultima in quanto la ragazza incarna il suo ideale femminile di purezza e decide di sposarla. Tutto sembra procedere per il meglio ma, da questo momento in poi, l’irrazionale fa irruzione nella realtà quotidiana della storia: Giovanna sostiene infatti di ricevere regolarmente la visita del fantasma di un ragazzo suicidatosi 4 anni prima in quanto da lei respinto. Inizialmente scettico, Alberto Sàrcori crede che la ragazza soffra di allucinazioni finchè una sera non “vede” il fantasma nella stanza di Giovanna: da questo momento inizierà per lui un incubo senza fine popolato da spettri e ombre che lo porterà vicino ai meandri della follia.

L’introspezione psicologica di Alberto Sàrcori è molto approfondita: il passaggio dallo stato di normalità a quello patologico di alienazione è descritto molto efficacemente. Il protagonista si troverà a vivere una condizione in cui non distinguerà più la realta dall’allucinazione. Non a caso qualcuno ha scomodato anche il celeberrimo Le Horla di Guy de Maupassant. Alla fine la vicenda rimane irrisolta e il lettore rimane con il dubbio sull’effettiva veridicità di quanto narrato: gli spettri sono reali o appartengono alla sfera della psicopatologia e agli orrrori della mente umana? La degenerazione di  Alberto Sàrcori assomiglia indubbiamente a un male dell’anima, una tematica questa cara al decadentismo. Ho trovato efficace anche l’ambientazione: la descrizione di Pavia durante l’estate, quando la città è deserta e in preda a un caldo e un’afa insopportabile contribuisce a creare un’atmosfera di soffocamento.

Indubbiamente Enrico Annibale Butti è un autore da riscoprire e questo romanzo costituisce una chicca da non lasciarsi sfuggire. Il volume puo essere acquistato direttamente sul sito della Keres (http://keresedizioni.com/category/autori/).

Enrico Annibale Butti – “L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori” – A cura di Gianandrea de Antonellis -Keres – 192 pagine – Euro 13 – 2013

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