Pankow & The Venkmans

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The Venkmans. Foto di Mrs.Lovett

Lo scorso 13 aprile è stato un gran giorno: ho realizzato il desiderio di rivedere i Pankow dal vivo nella loro unica data italiana. Li conosco e li apprezzo  fin dal loro esordio:  è imbarazzante dirlo, ma sono passati una trentina d’anni o giù di lì. Il 2013 è l’anno del loro ritorno alla grande: un EP, Hogre, ad anticipare il nuovo disco, un full lenght, And Shun The Cure They Most Desire, di ottimo livello – e di cui ci riproponiamo di parlare anche sul nostro sito! – ed un tour per presentare i frutti del loro impegno. Mi aspettavo che, alla Flog di Firenze, avrei dovuto fare a botte per entrare ma, curiosamente, non è stato così: avevo dimenticato che la musica dei Pankow non è per chiunque e che il loro seguito maggiore i nostri l’hanno sempre trovato all’estero, fin dai tempi in cui i loro esperimenti elettronici aprivano la strada ad un genere che poi  è diventato di riferimento per tanti. Forse i Pankow non ce li meritiamo, se non siamo stati capaci di riempire completamente una sala che doveva accoglierli e dar loro il bentornato. Ma i nostri non devono essersela presa, poichè ci hanno regalato una serata di ottima musica, in cui la loro carica ha reso l’atmosfera densa di tensione e anche di emozione.

Prima di loro i giovanissimi Venkmans, una band fiorentina che va affermandosi sempre più e propone un’apprezzabile miscela di brit-rock ed elettronica: i loro fan erano davvero scatenati ed hanno contribuito a riscaldare la situazione, ma il pubblico della mia età attendeva i Pankow che, finalmente, sono giunti verso la mezzanotte.

Bram Declerq. Foto di Mrs.Lovett

La presenza del belga Bram Declerq, il nuovo frontman, si è fatta subito accettare: ha una bella voce, ha fascino e forza e decisamente sa muoversi e calamitare l’attenzione generale. Alex Spalck non è dimenticato – sull’album tre brani sono cantati da lui! – ma è stato comunque degnamente sostituito. L’altro elemento del tutto nuovo era il toscano Cosimo Barberi alle tastiere e seconda voce, che si è fatto veramente onore: del resto si sa che la sua carriera musicale è in piena ascesa. Ritrovare Maurizio Fasolo e Gimmi Gimignani – Favati, al mixer, non stava sul palco –  è stata comunque un bella emozione, anche perchè la loro energia ed il loro carisma sono assolutamente intatti; in passato ciò che facevano era di gran lunga più avanti rispetto a ciò che si sentiva in giro, mentre oggi il mondo trabocca di elettronica, EBM, industrial e quant’altro: ma il suono dei Pankow è ancora unico e si mantiene ad un livello assai al di sopra della media.

Nel corso della serata dovevano essere presentati pezzi dell’ultimo album, ma non sono mancate incursioni nel repertorio più o meno recente, inclusi alcuni classici che il pubblico – poco numeroso, si, ma caloroso ed appassionato – ha mostrato di gradire un bel po’. Subito all’inizio, il breve “Great Minds Against Themselves Conspire” tratto dal Dido And Aeneas di Purcell ha metaforicamente aperto le danze, perchè subito dopo “Dirty Old Men”, ha reso l’atmosfera bollente senza passare dalle medie temperature: chi nutriva dubbi su Declerq se li è fatti passare nel giro di pochi minuti. Alle spalle dei nostri, immagini che, personalmente, ho visto con la coda dell’occhio, in quanto il frontman catturava completamente l’interesse. Dei brani tratti da Shun the Cure They Most Desire i più efficaci sono stati, a mio avviso, “Crash and Burn”, “Logophobia”, ma anche “Don’t Follow” e “Mortality”: l’adrenalina è andata via via salendo vorticosamente, il cuore all’unisono con il ritmo frenetico e la musica che ha attraversato gli ascoltatori da capo a piedi: i Pankow hanno classe da vendere, è la pura verità! “Gimme More” ha assestato un ulteriore colpo e così, quando è arrivata “Kunst und Wahnsinn” non si sapeva se urlare, ballare o commuoversi per la grandezza di una band che sa infiammare anima e corpo con pezzi che hanno tanti anni ma sembrano scritti ieri. L’esibizione si è conclusa  con “Das Wodkachaos”  ma il calore del pubblico ha incoraggiato i nostri a concedere tre fantastici bis: “Me And My Ding dong”, “Extreme” ed un’altra versione di “Gimme more”, forse perché era il brano che avevamo mostrato di gradire maggiormente. Armonia ‘industriale’, forza travolgente ed un’atmosfera coinvolgente al massimo: è stata l’unica data e sono stata felice di esserci. La prova? Da quella sera non posso più staccarmi dall’ultimo album dei Pankow che, peraltro, consiglio caldamente a tutti!

Pankow - Firenze. Foto di Mrs. Lovett

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