Phosphor: Youth And Immortality

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Nella vasta produzione dark/cold-wave del nostro tempo, a volte sembra davvero impossibile orientarsi: per fortuna però accade ancora di imbattersi in musica che vale assolutamente la pena di segnalare. Nella compilation della Mannequin The End of Civilization, compariva un loro brano davvero bello: così è sorto il nostro interesse per Youth And Immortality, il debut album uscito quest’anno del trio inglese Phosphor, nato a Londra nel 2011. Nathalie (voce/synth), Jake (chitarra) ed Hélène (seconda voce/synth) hanno sfornato un buon disco che, se certo non scalerà le cosiddette classifiche, saprà farsi apprezzare dagli amanti del genere. Apre l’album “One Night In Rome” che, con cristallina freddezza, già disegna i paesaggi metropolitani che costituiscono la principale fonte di ispirazione della band: lo stile di canto ricorda molto, a mio avviso, quello di Larissa Iceglass dei Lebanon Hanover, ma la musica, per quanto gelida, è un po’ meno minimale e più impostata sul motivo alla tastiera. “Entropy” ha un esordio cupissimo che può essere gradito ai fan dei Soft Moon: il ritmo è solenne e cadenzato in curioso contrasto con la voce ora più languida, a tratti romantica. “Rotary” suona più legata alla tradizione synth-wave classica, quella che ha nei Depeche Mode i suoi santi protettori. Ma “City Lights” ci ripropone l’angosciata malinconia metropolitana nel gioco delle due voci femminili con le brevi gelide fughe al synth, fra sospiri come di fantasmi che ci aggirano, intrappolandoci. “Tortured Soul” sembra quasi un inno, con il suo incedere lento ed il canto intenso mentre la bellissima title track sembra di nuovo avvicinarsi ai Soft Moon, se non fosse per la voce eterea in stile Cocteau Twins. “Dark of Summer” è l’armonia perfetta: la melodia malinconica ma più morbida ed accenti quasi incorporei rendono l’atmosfera appena meno plumbea. Ma “Internal” l’ultima traccia, sembra infine pervasa di disperazione: note gelide alla tastiera, il canto nuovamente freddo e distante, come di chi abbia perso se stesso su strade senza fine. Noi anime depresse potremmo aver trovato una nuova colonna sonora…

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