She Past Away: Belirdi Gece

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Da dove viene la darkwave più dark, più cupa ed opprimente che mi sia accaduto di ascoltare ultimamente? Ma dalla Turchia, chiaro! Fra le tante proposte che capitano, mi sono imbattuta in questi giorni nei She Past Away: si tratta di un duo di Bursa, grande città a sud del Mar di Marmara: Volkan Caner (voce/chitarra) e Idris Akbulut (basso),  con i quali collabora Doruk Ozturkcan per l’elettronica; la loro attività è iniziata fin dal 2006 ed oggi ne stanno raccogliendo i frutti se, come i più fortunati avranno avuto occasione di sapere, hanno suonato proprio all’ultimo WGT a Lipsia. Dopo l’EP Kasvetli Kutlama del 2010, ecco Belirdi Gece dal quale, sotto l’egida della Fabrika Records, etichetta dei Lebanon Hanover, di certo sperano di ottenere un po’ più di notorietà: lo stile si ispira palesemente al post-punk anni ’80 e, rispetto a tanti epigoni ed imitatori di cui ci è capitato di parlare ultimamente, mantengono una purezza di ispirazione – unita a qualche ingenuità! –  che fa dimenticare quanto gli anni’80 siano in realtà lontani. Si comincia con “Sanri” in cui irrompono il basso dei Joy Division, la chitarra dei Cure e la voce di Andy Eldrich: momenti di totale partecipazione. Segue “Ritüel”, più ritmata e nervosa, con interventi gelidi di synth che il canto roco e sofferto in qualche modo accende con fuochi infernali. “Monoton” è una delle tracce più ‘imitative’ – vi si ritrova la stessa eco inconfondibile di cui Eldritch soleva fare uso – mentre “Kasvetli Kutlama”, già presente nell’EP, è un solido brano darkwave molto adatto al dancefloor. “İnsanlar” ripropone l’atmosfera ‘depressa’ ed oscura alla Cure abbinata ad una melodia davvero originale e poi la lunga title track contamina di nuovo il tutto con elementi cold wave che, ancora una volta, creano un curioso ma intrigante amalgama con la voce cavernosa ed oscura. Da segnalare ancora “Ruh” e “Kemir Beni”: la prima, già sentita nel precedente EP,  è un esempio di darkwave greve ed inquietante, la seconda insinua visioni fumose e spettrali dense di torbidi misteri. Chi ha detto che in Turchia c’è il sole?

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