Suicide Commando: When Evil Speaks

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Diversamente da altri redattori del sito, non sono una fan dell’’harsh electro’ o dei generi affini, non lo ero né mai lo sarò. Con un po’ di circospezione, mi avvicino dunque all’ultimo lavoro di un nome culto dell’ambiente come Suicide Commando, il progetto del belga Johan Van Roy, che vanta già una nutrita discografia e numerosi seguaci. Il disco precedente Implements of Hell risale al 2010 ed era stato accolto discretamente dalla critica. Oggi When Evil Speaks mostra di avere le carte in regola per entusiasmare quanto meno il pubblico abituale. Lo stile, infatti, pur non essendo cambiato nella sostanza, introduce qualche variazione sul tema. Si tratta di un concept album, incentrato sulla figura di Albert Fish (il Vampiro di Brooklyn!), un serial killer attivo negli USA negli anni ’20 e ’30, uno dei peggiori che la criminologia ricordi: i testi si riferiscono alle sue imprese e la musica aggressiva di Van Roy ben si adatta ad accompagnare l’argomento; l’obiettivo è dunque una sorta di analisi dell’animo umano in tutti i suoi aspetti, anche quelli più neri e maligni. Il lavoro esce in doppio CD ma il secondo è costituito da remix curati da altri musicisti della scena, tutto sommato di scarso interesse. E’ inoltre disponibile un box set corredato di un terzo CD con l’album ‘live’ Rewind. When Evil Speaks, dopo il breve passo introduttivo di poco più che un minuto, fatto di suoni abbastanza agghiaccianti, presenta subito uno dei pezzi più significativi, “Cut Bleed Eviscerate”, elettronica forsennatamente ritmata completata da voce ‘gracchiante’ dalle tinte davvero minacciose. L’aggressività lievita in “My Blasphemy”, nonostante l’andamento rallenti appena, crescendo in pomposità: le liriche entrano ulteriormente in argomento. La title-track, tiratissima, è palesemente pensata per il dancefloor come del resto “Attention Whore” poco più in là. Episodio interessante, invece, “Monster”, lenta ed angosciosa, che sembra voler portare alla luce gli angoli più oscuri dell’essere umano: una vera perla dark! Anche “Repent or Perish” manifesta un’inattesa attenzione, invece che per la velocità, per l’atmosfera, che risulta opprimente, quasi irrespirabile e lo stesso accade in “Song Of No Tomorrow”, forse la traccia migliore. Mi rimetto comunque al giudizio degli appassionati…

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