Helalyn Flowers: White me in black me out

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Sarà perchè è da tempo che seguo i loro passi, è che il terzo lavoro lungo di N0emi e di Max lo ho atteso con una certa ansia. Perché è una prova cruciale, quella che ci si trova ad affrontare giunti a questa scadenza, l’effetto-sorpresa s’è ormai dissipato, la fama s’è consolidata, quelli la fuori ti conoscono e non è dato più di sbagliare un passo. Ma “Collide” fuga subito ogni dubbio, la seconda traccia di White me in black me out è classificata come vincente, bella melodia, cantato ammaliante, chitarre che affondano senza però ferire. Un graffio superficiale, ma la title-track sospende frammenti sonori ottantiani nell’aria, per trasportarli al duemilaetredici, e “Tribes of the future” ne conferma la bontà, sbilanciandosi ulteriormente verso la ricerca dell’effetto catchy, quasi obbligandoci giunti a questo punto ad evidenziare la bontà della produzione, curata anche stavolta da Max (agli AZ-Tech Room Studios). A riportare White me in black me out nell’alveo di un dark-electro non di maniera giunge il capitolo più intrigante dell’intiera operina, una “Alkaline twins” che, se venisse replicata da una sorella nel prosieguo di disco, ne farebbe lievitare ulteriormente le già ottime quotazioni. Ma N0emi e Max preferiscono la sicurezza di una “Electric night” e delle sue sonorità attualissime, formula azzeccata e vincente, perché cambiarla poi, per il solo gusto di farlo? Ma io me ne sto, le cuffie ben calate in testa (non quella di lana, siamo a metà giugno e la temperatura è finalmente risalita, vabbè che sono anziano!), in attesa della chitarrina duraniana, ed ecco che appare in “Rid of me”, mi appunto subito sul taccuino anche questo titolo. White me in black me out è un disco scritto appositamente per l’airplay radiofonico, forse è proprio per questo che apprezzo progetti come quello degli Helalyn Flowers: minutaggio ridotto, grande enfasi sulle armonie (la conclusiva “Lost in translation”), missaggio curatissimo, parti corali in netta evidenza. Uniforme, certo, se si esclude “Alkaline twins” i due titolari della bottega non hanno osato proprio nulla, ma non è questo l’ambito adatto per farlo. Riadattando e rileggendo gli ’80 e modellandoli al loro gusto, gli HF ancora una volta si pongono nei confronti di quel fecondo decennio come fecero Deadsy ed Orgy (le pulsioni goth di “Utopia”, al secondo posto fra le mie favorite, la prima avete già capito quale è!), ma qui non c’è un Jonathan Davies a sponsorizzarli, ecco che facendo tutto da soli, la cosa a loro riesce pure meglio! Ancora una notazione per il look, altro fattore decisivo per un insieme che pone nella cura del particolare la giusta attenzione: un altro insegnamento di quel citato decennio che N0emi dimostra di aver assolutamente e positivamente assimilato. E per i bimbi più buoni ecco che White me in black me out viene offerto pure in edizione limitata, box di due ciddì con il secondo, titolato Wireless survivors, contenente quattro inediti (il club mix della title-track dai vaghi tratti a la Depeche Mode, “No limits”, hit degli olandesi 2 Unlimited uscita nel 1993, “Pet semetary” dei Ramones ben ri-arrangiata, ed una stravolta “Satisfaction” dei Rolling Stones!), oltre a nove versioni aggiornate da Neikka RPM, Digitalis Purpurea, Cryogenica, Implant e Psy’aviah fra gli altri, come è costume di Alfa-Matrix, tutte concentrate su “White me in black me out” (la canzone), “Before the sunshine” e “Tribes of the future”. Non fate gli schizzinosi, eh?

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