My Dying Bride: The manuscript

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A cadenza regolare, negli ultimi anni i MDB rilasciano sul mercato un disco lungo, seguito entro pochi mesi da un EP. Così, dopo “Bring me victory” del 2009 e “The barghest o’ Whitby” (2011), ecco che The manuscript irrompe colle sue note dolentissime, ad offrire a queste giornate uggiose una colonna sonora assai adeguata. Sorprendente, essendo ormai in giugno, lasciarci accompagnare dalla title-track ovvero da “A pale shroud of longing”, mentre l’effluvio d’una campagna fradicia di pioggia così fuori stagione punge le nostre nari. I nembi che s’accumulano nel cielo plumbeo, pronti a rilasciare strali e subissi d’acqua, rendono ancor più viva l’esposizione di un ispirato Aaron Stainthorpe, mentre non episodici intermezzi acustici d’una straniante bellezza strappano lembi di stoffa humida ad un tessuto narrativo ben definito, perfettamente interpretato da un complesso che non teme rivali nel suo settore. E se poi qualcuno potrà muovere la (legittimissima, per carità) obiezione che quivi si ripetono situazioni già note, allora rispondo che anche la Natura ha un suo ben definito flusso, eppure non potremo mai anticiparne gli eventi! Sublime elegia sepolcrale ci offrono i MDB, se anche il Tempo (meteorologico, stavolta!) contribuisce a creare il giusto stato d’animo, perché rinunciare ad un gioiello come The manuscript?

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