Pouppée Fabrikk: The Dirt

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Pouppée Fabrikk è il nome di una band svedese di EBM attiva fin dalla seconda metà degli anni ’80. All’epoca, essa seguiva il filone già inaugurato dai gloriosi D.A.F. e dai Nitzer Ebb con risultati non del tutto criticabili. Ora, dopo scelte non sempre in linea con il loro stile e varie vicende legate alla formazione, tornano, con questo The Dirt, al sound degli inizi, riscoprendo una tradizione che, a detta di molti, rappresenta il lato più ‘nobile’ dell’EBM e forse anche quello musicalmente più valido. L’album per la maggior parte ripropone rielaborandolo materiale risalente agli anni 1988/90; l’ultimo vero full length del gruppo, Your Pain – Our Gain, risale in effetti al 1999. Qui troviamo dunque sonorità lineari, nel complesso accessibili, con ritmi ovviamente sostenuti ma non sempre forsennati. Ciò che in un certo senso distingue questo stile da quello classico è l’uso di un timbro di voce ‘growl’ che si avverte pesantemente, a volte troppo. L’opener “Bring back the ways of old” è una perfetta rievocazione di moduli del passato, con sequenze elettroniche che ricordano molto i D.A.F. e ritmo vivace cui si sovrappone il canto di Henrik Nordvargr Björkk, in verità davvero potente. Seguono “Bright Light” e “I am”, in cui le caratteristiche si intensificano e anzi, quest’ultima traccia si potrebbe già definire ‘tostissima’, con elementi certo presi in prestito dal ‘metal’. Bisogna attendere “Death is natural”, perché l’atmosfera per così dire si ammorbidisca e tornino i suoni più legati alla tradizione: l’intro e la conclusione sembrano echeggiare addirittura il ‘dark ambient’  del progetto denominato MZ412, in cui Björkk in effetti ha militato. Da qui in poi però la tensione torna in crescendo: “H8 U” e “Stahlwerk” incalzano con il ritmo, il canto urlato fino a strozzarsi in gola  e le influenze ‘metal’ e si prosegue così fino alla fine, allorchè “Radio disturbance”, l’ultimo brano, abbina le sonorità più aggressive ad ipotetiche interferenze radiofoniche in una miscela esplosiva in stile ‘post-industrial’. The Dirt piacerà quindi certamente ai fan dell’EBM di ieri e di oggi ma non è affatto un ascolto intollerabile per tutti gli altri. Ricordo che ne esiste una versione a tiratura limitata contenente un secondo CD con remix e incisioni originali d’epoca.

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