Sigur Rós: Kveikur

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Chi dei Sigur Rós ha amato le atmosfere sognanti, morbide, evocanti elfi in fuga attraverso verdi boschi, si scaglierà rabbioso contro questo Kveikur, appena uscito e già sulla bocca di tutti. Il motivo è che nulla, in  Valtari, faceva presagire un simile cambio di rotta e per quanto l’addio del tastierista storico Kjartan Sveinsson avesse preoccupato i più, nessuno immaginava che i Sigur Ros potessero avvicinarsi al rock, addirittura a quello più oscuro. Chitarra, batteria pulsante ed elettronica tesa: non manca nulla eppure il disco non è simile ad altro del genere – ed a niente i nostri abbiano finora prodotto! – perchè la lettura che i Sigur Rós ne danno appartiene a loro solamente ed è come qualcosa che si respira. Ecco che le nove tracce di Kveikur sono sorprendenti, particolari, coinvolgenti: Jonsi è strepitoso nel canto una volta di più, aggiungendo a queste nuove sonorità note suggestive, talvolta morbide e sospese, talvolta passionali con il risultato di un amalgama dal sapore insolito ma inebriante. L’opener “Brennisteinn” è il manifesto della nuova religione dei Sigur Rós: benchè il ritmo sia decisamente incalzante, la chitarra talvolta dura e non manchino ‘rumorismi’ di stampo ‘industrial’, con sorpresa occorre ammettere che il suono di ampio respiro, gli orizzonti vasti che sono il marchio di fabbrica della band sono tutti meravigliosamente presenti. La successiva “Hrafntinna” allenta la tensione con note pervase di dolce malinconia, complice il canto di Jónsi, avvolgente e ricco di sfumature, mentre “Isjaki” è l’unica incursione pop dei nostri, ma…che classe! “Yfirborð” ci rimanda agli scenari onirici che conosciamo aggiungendo loro quel filo di tensione che li rende più ‘frizzanti’ mentre “Stormur” ripropone un paesaggio di quelli tipici dei Sigur Rós: suoni elfici rispecchiati da astratte, irreali foreste. La title track è uno dei gioielli del disco: potente, elettronica, oscura, tanto che perfino Jónsi qui sembra essersi un po’ incattivito mostrando un inatteso impeto. Resta infine da menzionare la superpoetica “Var”, l’ultima traccia di Kveikur e l’unica a riallacciarsi effettivamente, fra piano, archi ed atmosfera fuori dal tempo, a Valtari. La svolta dei Sigur Rós, comunque, ci piace davvero molto. Le date italiane di fine luglio saranno proprio impedibili!

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