Velvet Condom: Vanity and Revolt

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Esce questo mese per la Rustblade l’album raccolta dei Velvet Condom, Vanity and Revolt. Anche il duo franco-tedesco si colloca nelle file dei seguaci ed imitatori del synth-pop in chiave post-punk: dopo una carriera che dura ormai da qualche anno, due album – Safe & Elegant e Stadtgeil – un EP e presenze in varie compilation, per non parlare dell’intensa attività dal vivo, ci vengono qui proposte diciannove tracce scelte fra le loro migliori – ma non manca qualche inedito –  in modo da illustrare la loro evoluzione evidenziandone i punti cardine. Lo stile dei Velvet Condom, in effetti, sembra aver risentito di svariate influenze, per quanto appaiano predominanti le sonorità synth-wave, rese meno fredde e meno distanti mediante tocchi ‘shoegaze’ che, in qualche episodio, risultano chiarissimi. Troviamo così la ritmata ed accattivante “Collapse In Slow Motion”, l’opener, oppure la ‘danzereccia’ ma seducente “Samt Und Stein”;  abbiamo l’ambigua e sensuale “Menace” o  l’originale “Silky Lolita”, una ‘ballata’ futuribile con un bizzarro gioco di vocals. Classico post-punk in “Trash Vaudeville”, mentre è ben riconoscibile l’influenza ‘shoegaze’ in “Spiritualized” e, ancora di più, in “A New Fall”. Vi  è anche elettronica purtroppo un po’ anonima come in “Ice Disco”.  Da menzionare ancora l’inedita ”Mini Skirt Mini Morals”, suoni più duri ed atmosfera vagamente robotica e l’ultima, “Driving Me Backwards”, bell’esempio di darkwave dall’atmosfera oscura ed inquietante. Per chi conosce i Velvet Condom, questo disco non rappresenterà una sorpresa, ma a chi li incontra per la prima volta potrà offrire un ascolto gradevole ad un livello più che discreto.

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