Covenant: Last Dance

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Assolutamente da segnalare questa nuova uscita dei Covenant, gruppo svedese in attività ormai dal 1986 che qui su Ver Sacrum è sempre stato seguito con attenzione. Dopo Modern Ruin del 2011, album che aveva ottenuto in generale ottima accoglienza, ecco apparire in edizione limitata questo EP, Last Dance, contenente sei tracce che, come comunicato dalla stessa band, anticipano l’uscita del prossimo full-length, Leaving Babylon, atteso per il prossimo settembre. Quello dei Covenant è uno stile ormai ‘assestato’ che, per i loro fans, vale come una sorta di ‘garanzia di qualità’: anche in questo EP non vi sono grosse sorprese e, con piacere, ritroveremo i ritmi sostenuti e severi, le atmosfere fosche ma non necessariamente oscure, le melodie al synth imponenti ma mai grossolane. I brani nuovi di Last Dance sono quattro, ognuno dei quali scritti da uno dei membri del gruppo che, digerita la perdita di Daniel Myer l’anno scorso, lo ha subito rimpiazzato con Andreas Catjar: sono inoltre presenti due remix della title track. Quest’ultima apre l’EP con il sound più caratteristico dei Covenant: elettronica ‘d’assalto’, suoni ballabili ma atmosfera vagamente inquietante, animata dalla bella voce di Eskil Simonsson. Delle altre due versioni proposte, una ha un’impronta EBM più dura (Modulate remix), l’altra risulta lievemente appesantita da sperimentalismi ‘rumorali’ che appaiono un po’ fuori contesto. “I Scan the Surface”, scritta da Daniel Jonasson, elemento presente non da molto nelle esibizioni live, è una delle tracce più significative: caratterizzata da una struttura minimale e da un ritmo sobriamente cadenzato ha il suo punto forte nel canto davvero suggestivo. “We Go Down” del membro storico Joakim Montelius è un’incursione pop dal sapore particolare, che sembrerebbe semplice e lineare nel ritmo, ma l’atmosfera risulta piuttosto ambigua e sfuggente. “Slow Dance”, scritta dal nuovo acquisto Andreas Catjar si riallaccia agli sperimentalismi elettronici di cui abbiamo già detto, ma stavolta l’approccio è più pregnante e il suono diviene cupo, quasi apocalittico. Non resta che attendere con trepidazione il prossimo full-length.

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