Giuntini Project: IV

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Prosegue la proficua collaborazione fra il guitar wizard italiano Aldo Giuntini e l’albionico Tony Martin, voce dei Black Sabbath dell’ultima fase di produzione discografica pre-reunion (se si eccettua la parentesi con Dio di “Dehumanizer”). Una partnership rafforzata, sul presente IV dal supporto di Dario Mollo alla produzione, col quale Martin divide le sigle The Cage e Mollo/Martin. Un disco di metal obscuro ed epico che esplora la vena (che evidentemente non è stata ancora a fondo sfruttata) aurea di capitoli a torto considerati minori dell’epopea del metallo pesante quali “Tyr” e “Headless Cross”, ove l’ugola albionica trovò palestra ideale ove confrontarsi colla leggenda Iommi, producendo alcune gemme di heavy nerissimo e crepuscolare, che nei tredici episodi che costituiscono la track-list della presente operina vengono riportate alla luce, e l’apertura del sarcofago che le custodiva con cura appare quanto mai opportuna. Perchè sarà anche proposta fine a se stessa, e magari qualcheduno la taccerà come sfoggio di vanità muscolare, ma trascurare questo disco, sopra tutto da parte degli estimatori del celebre riff-maker nativo di Birmingham e del suo concittadino cantore, costringerebbe loro ad un inevitabile atto di contrizione. Ottima al solito l’esposizione del bravo Giuntini, un chitarrista che merita ben altri prosceni, e che sciorina frasi di gran gusto, melodiche e possenti al tempo stesso, senza scivolare sull’una o sull’altra sponda. La band che sostiene questa coppia di veterani compie il suo dovere fino in fondo, “Born in the underworld”, “Shadow of the stone”, “If the dreams come true” e “Truth never lie” sono titoli che dovrete mandare a memoria.

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