Kirlian Camera: Black Summer Choirs

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I Kirlian Camera, storica band italiana di elettronica e dark wave (attivi fin dagli ’80), pubblicano il loro nuovo album intitolato Black Summer Choirs. Il gruppo, il cui leader indiscusso è sempre stato Angelo Bergamini, ha subito, nel corso degli anni, molti cambiamenti di organico fino all’attuale line-up che vede Elena Alice Fossi in pianta stabile alla voce. Indubbiamente in passato i Kirlian Camera hanno pubblicato grandi album come Eclipse. Das Schwarze Denkmal, Todesengel The Fall of Life, Schmerz e Pictures From Eternity, caratterizzati da un feeling oscuro, decadente e mitteleuropeo, veri e propri monumenti neri che, mio avviso, rappresentano la fase artistica migliore prima di una svolta più diretta e melodica anche se sempre apprezzabile. L’ultimo Nightglory, che ritengo un mezzo passo falso, aveva evidenziato un orientamento musicale verso soluzioni meno cupe e più leggere vicine a quelle degli Spectra Paris, il gruppo di Elena Alice Fossi. A conferma di questa evoluzione, In Black Summer Choirs, prodotto dal noto John Fryer (già produttore di Eclipse. Das Schwarze Denkmal), la vocalist ha messo le mani in maniera decisiva nella composizione e nella produzione. Tuttavia, rispetto al predecessore, si tratta di un lavoro più vario – da questo punto di vista i Kirlian Camera sono sempre stati eclettici e coraggiosi cercando, nella loro carriera, di non fare un disco uguale all’altro – che include diversi stili e atmosfere. La prima traccia “Silencing the World” è cupa e decadente, caratterizzata da un’elettronica fredda e glaciale ma non priva di anima che ricorda i vecchi Kirlian Camera così come “The Fountain Of Clouds” dove tenui note di pianoforte dipingono paesaggi crepuscolari. L’epica “Black August” è graffiante mentre “Heavens” è una traccia electro-pop orecchiabile che non lascia il segno a differenza di “مادة مظلمة (Materia Oscura)” dove si ascoltano sorprendenti influenze di musica araba. “Words” è un’incursione in territori pop e “easy” (con al canto Ralph Jesek degli In my Rosary), un approccio stilistico che i Kirlian Camera non frequentavano da molto tempo. Ci sono anche richiami al neo-folk nella tenue e malinconica “Farewell Road”, uno stile usato solo saltuariamente ma efficacemente in passato. Chiude l’album l’oscura  “Stranger In The Abandoned Station”, con un’atmosfera da fantascienza apocalittica che mi ha ricordato 2001 Odissea nello spazio. I quattro intermezzi strumentali intitolati “Final Interview part. 1-4” contribuiscono poi a rendere il disco una sorta di colonna sonora minacciosa di un inquietante prossimo futuro. In definitiva Black Summer Choirs è  un album valido che ben rappresenta l’attuale fase della band anche se forse è troppo composito e poco compatto, con momenti sicuramente di rilievo ma anche con qualche caduta di tono. Un gruppo che, in ogni caso, non rinuncia mai alla voglia di mettersi in discussione. Disponibile anche in un box-set in edizione limitata.

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