IAMX: The Unified Field

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Nuova uscita discografica per gli IAMX di Chris Corner. Dopo l’interlocutorio Volatile Times,  discreto album ma non al livello dei precedenti lavori, con The Unified Field la band, dedita a una sorta di electro-pop/rock intriso di sonorità decadenti, dà alle stampe un album decisamente migliore del suo predecessore. L’opener “I Come With Knives”, con una nenia cantata in tedesco, ci introduce in questo nuovo lavoro e ci accorgiamo subito che l’attesa per il nuovo album non è stata invana: brano in stile IAMX con un incedere a tratti nervoso, a tratti più rilassato, ma che cattura. Si prosegue con una delle canzoni a mio avviso migliori di quest’ultima fatica, “Sorrow”, ove decadenza e poesia si mescolano assieme, in un connubio a cui la band di Chris Corner ci ha abituato nel corso degli anni. La title track si discosta dagli altri brani dell’album, con il suo incedere elettronico e cadenzato, per un episodio comunque piacevole e riuscito. L’album scorre senza cali di tono, con l’eccezione, a mio avviso, di un paio di brani, “Under Atomic Skies” e la – a tratti – depechemodiana “Animal Impulses”, che non tolgono niente però quest’ultima prova in studio della band. Ritmi ossessivi ed ipnotici in “The Adrenalin Room”, mentre l’atmosfera si fa più rilassata con “Quiet the mind”, con la partecipazione della collaboratrice Janine Gezang a voce e cori; “Screams” è un altro bel brano, ottimamente interpretato da Chris Corner. Ciò che colpisce rispetto agli altri episodi della loro carriera (il primo full-lenght risale al 2004, Kiss + Swallow) sono la ricercatezza nelle melodie e nelle soluzioni vocali, il tutto comunque amalgamato alla perfezione a quello che è il sound degli IAMX. Le atmosfere maliconiche di “Come Home”, altra canzone lenta, sono a dir poco splendide, così come degne di nota sono le ultime songs che chiudono questo lavoro. “Walk With The Noise” è un pezzo trascinante e che rimane impresso già al primo ascolto, mentre con “Land of Broken Promises” si cambia nuovamente mood: partenza sognante, poetica –  quasi da fiaba oserei dire – con un gran Chris Corner che a tratti duetta con Janine Gezang, per arrivare poi a un finale più sostenuto e ritmato. “Trials”, con la sua atmosfera, è la degna conclusione dell’album. Un gradito ritorno, per una delle bands che aspettavo al varco in questo 2013. The Unified Field non sarà probabilmente il miglior album del gruppo, ma è sicuramente un buon lavoro, che non credo deluderà i fans e che consiglio vivamente.

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