The Fastback: Nero 3:33

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Forse ho esagerato, presentando il quartetto dei The Fastback come “coloro che manderanno in pensione The 69 Eyes” ma, alla luce di quanto udito su Nero 3:33 e sopra tutto rimembrando le stanche, ultime esibizioni italiche di Jyrki e soci, forse El Lello (ma che si tratti proprio del mitico roadie? Devo investigare…) ed i tre ceffi che lo accompagnano possono reclamare a buon diritto il titolo di band più dark’n’sleazy d’Italia (e così, senza volerlo, ho coniato una nuova etichetta… accidenti a me!). Undici brani diretti, immediati, sporchi, ricoperti d’un sudario lacero e sudicio, imbrattato d’una materia corrotta, perché ciò che conteneva è stato abbandonato per troppi giorni al sole… Creature immonde che si muovono nella notte, non c’è nulla di romantico in quanto narrato in questi episodi nipoti degeneri di “Savage garden” e figli illegittimi di “Wasting the dawn” (ma anche degli Entombed di “Wolverine blues”), fra questi solchi la carica nichilista è ancora intatta, perfettamente conservata, e viene esibita con sfacciata impudenza ai disgraziati avventori della taverna de “Dal tramonto all’alba”. Una fermata quanto mai inopportuna, ma qualcuno sopravviverà, non preoccupatevi, perché anche i Demoni del rock’n’roll più degenerato sanno perdonare. L’impressionante il muro sonoro eretto dalle chitarre di Kele e dello istesso El Lello fonde la cera di candele utilizzate per rituali immondi facendola colare lentamente nelle vostre orecchie, i timpani delle quali verranno presto violati dall’imponente massa sonora rovesciatavi addosso dalla batteria di Mav 17 e dal basso di Cipo. Se scamperete al massacro, saranno “Ghost stallion on a desert highway” e “Tons of thunder” a guidare al vostra fuga. Ma fate attenzione, perché la minima deviazione dal percorso tracciato vi condurrà dritti dritti tra le braccia del maligno, ed allora per voi non vi sarà scampo!

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