Three Eyes Left: La danse macabre

0
Condividi:

La danse macabre riallaccia un filo mai spezzato col doom primitivo e più stonato,  inacidito da un rifferama tronituante e da un incedere pachidermico, elementi impastati da vocals declamatorie che paiono urlare l’insanìa profonda d’un ossesso smarritosi nell’immobilità piatta del deserto. E’ il punto d’incontro fra i Saint Vitus guidati da un Wino in particolare stato di grazia ed elementi disturbati quali i Goatsnake, una marmaglia ingestibile alla quale cerca di dare una qualche parvenza d’ordine un Lee Dorrian vestito della divisa di Alto Ufficiale d’una sbandata milizia dell’Impero del Messico, quando la fine è già stata però decretata. Così, come la feccia assetata di violenza che si trascina da carneficina a carneficina nelle pianure del Sud martoriato dalla Guerra Civile, un’epopea squallida vergata su carta strinata utilizzando sangue raggrumato dalla polve da Valerio Evangelisti in “Black Flag”, La danse macabre rimbomba sinistra tra le pareti di roccia di canyon ove la vita è resa impossibile da un clima ostile, fra le scudisciate della chitarra e la chiamata alle armi evocata dal cupo rullare della batteria, e la resa finale è assolutamente annichilente. Three Eyes Left scrivono la loro porzione di formula rispettando con grande attenzione quanto imparato dagli Sciamani del genere, Coloro che sono in possesso dalla massima sapienza del doom, risultando alfine convincenti e credibili. Ed in un’era (sonica) ove pare sia già stato detto tutto, il risultato non è di poco conto.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.