Tragic Black: The eternal now

0
Condividi:

Difficile dissociare Tragic Black dalla scena nu-death-rock, ma l’impatto e l’enfasi posta sulle chitarre in episodi quali la riuscita “What in the world” o nella più ragionata “Doomsday” rivelano un’intenzione di modificare la sostanza di un sound che altri vorrebbero immutabile che va ben oltre i proclami affidati alla scarnissima info-sheet rilasciata dalla label (sovente pure sterili). Pur non abbracciando in toto la causa metal, come lascerebbe intendere “The plot to destroy the world” (e sarebbe discutibile, apparendo come un voler saltare su d’un treno in corsa già ben avviato in ogni caso verso un capolinea che pare ancora lontano, ma chissà), “It fades away” è in fatti una classica ed ispirata piece death-rock e la cupa “Beaten path” consta di un eccellente apparato electro, The eternal now è comunque più ispesso nella trama dei dischi che lo hanno preceduto, riuscendo però ad accattivarsi le simpatie dell’ascoltatore proprio per la compatta esecuzione dell’esperto combo di Salt Lake City (che ha beneficiato assai dall’ingresos in formazione del chitarrista dei Redemption Jesse James). Il livello della prestazione si mantiene ben al di sopra della linea della sufficienza, e rimane costante per tutta la durata del disco. The eternal now costituisce una personale disanima delle azioni che l’uomo sta compiendo ai danni della Terra, e forse proprio per questo contiene dei veri e propri lamenti (“Dreaming tonight”) che paiono salire dalla più profonde viscere della nostra Madre. Ma pare che il futuro ci riservi almeno una speranza, anche se la crudezza di titoli come “Born to kill” (leggermente sotto la media, ma se ci potesse lavorare sopra Jaz Coleman…) e “Cannot rest in peace” suonano come una sentenza segnata.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.