“In Trance” di Danny Boyle: terapie particolari

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Si rischia un po’ il mal di testa, con questo In Trance, l’ultima pellicola targata Danny Boyle. Non perché lo svolgimento sia troppo frenetico – film d’azione se ne sono visti ormai in quantità! – ma per la macchinosità della trama che si segue con grande difficoltà. Eppure – lo si è appreso da Internet – si tratterebbe del remake di un lungometraggio per la TV, la cui rielaborazione il regista avrebbe avuto in mente da anni: già affascinato dall’analisi degli ‘stati’ mentali – Trainspotting, 127 ore – Boyle, stavolta, ha puntato l’attenzione sull’amnesia come sintomo della spontanea capacità, insita nell’uomo, di nascondere a se stesso quanto lo angoscia, che resta così celato nel suo subconscio. Nel caso specifico, si assiste al tentativo da parte di una banda di malfattori, di risalire al luogo ove uno di loro ha nascosto una preziosa opera d’arte, frutto di una rapina, mediante l’utilizzo dell’ipnosi praticata da una dottoressa dalla bellezza strepitosa (Rosario Dawson!). L’operazione potrebbe apparire lineare, ma in realtà non è così: lo scandaglio della mente di Simon, il protagonista della vicenda, non risulta affatto semplice e fin da subito la dottoressa Elisabeth Lamb sembra doversi scontrare con grossi problemi legati al vissuto del soggetto. Le difficoltà vengono poi ulteriormente complicate dall’insorgere di relazioni assai pericolose fra i due personaggi principali e il capobanda Frank e dal confronto di tre personalità piuttosto tortuose e segnate da esperienze forti.

Che la situazione sia critica ed i rapporti fra tutti siano meno limpidi di quel che poteva parere all’inizio si comprende gradualmente: ad un certo punto, infatti, ci accorgiamo che la storia così come crediamo di averla compresa è invece diversa, che i vincoli creatisi fra i personaggi ne nascondono in realtà altri e che perfino i protagonisti – o almeno una parte di loro – faticano a capire le motivazioni degli eventi. La struttura narrativa a ‘scatole cinesi’ sembra ideata per provocare tensione: qualcosa viene scoperchiato e qualcos’altro salta fuori a sorpresa, sconvolgendo le conclusioni cui si era giunti e disorientando profondamente chi guarda. Terminata la visione, si resta addirittura con la sensazione che il tema del film non siano neanche l’amnesia e l’ipnosi, ma uno sconcertante ‘triangolo’ in cui, in verità, non è chiaro chi ama chi e perché, tuttavia non esiste via d’uscita per nessuno, figuriamoci un lieto fine.

La Dawson domina totalmente la situazione con un carisma – di certo non dovuto soltanto alle sue qualità estetiche – che i due uomini della storia non possono fare altro che subire. La dottoressa emana una sensualità che si rispecchia un po’ ovunque, nei dettagli e negli oggetti: per esempio i nudi dipinti nelle opere d’arte di cui, bene o male, Simon, che lavora in una casa d’aste, è circondato. Queste caratteristiche costituiscono anche il fulcro del suo potere, di cui peraltro si serve per proteggere se stessa nonché vendicarsi di mali passati. Ma poiché una ‘dark lady’, per quanto abile, non è sufficiente a fare di un film un capolavoro, e il resto del cast non può fare altro che recitare onorevolmente il proprio ruolo, rimane la verità di una sceneggiatura piena di ‘buchi’, di una vicenda così ricca di incongruenze da sfiorare, a tratti, la fantascienza, tanto l’inverosimiglianza regna sovrana. La scelta di una colonna sonora fatta di suoni prevalentemente elettronici a volume alto, spesso ‘invasivi’, induce a pensare che tutti questi effetti siano in realtà voluti e che il regista si sia posto l’obiettivo di disorientare ad arte lo spettatore. In tal caso, il risultato non è, a mio avviso, quello sperato: è vero che le emozioni non mancano, ma il troppo è troppo e rischia ad ogni passo di scivolare nel grottesco. Al di là di un’impeccabile fotografia e di una cura rigorosa di tutti gli aspetti tecnici, quasi prevedibile per un uomo di cinema esperto come Danny Boyle, In Trance non può dirsi, nel complesso, un lavoro riuscito e la sua visione sfinisce invece di entusiasmare.

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