New Model Army: Between Dog And Wolf

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Dodicesimo (doppio) album in studio, a quattro anni di distanza dal bellissimo Today is a Good Day, nei 33 anni di carriera dei New Model Army, gruppo giustamente considerato di culto, adorato dai fan e rispettato da più o meno da tutti gli addetti ai lavori; l’attesa era quindi comprensibilmente alta e – come sempre per me da oltre vent’anni – l’ho ovviamente preso appena uscito. Devo dire che mi sono astenuto dal commentare fino ad ora perché volevo essere sicuro di dedicargli il tempo giusto ad assorbirlo; adesso, avendolo ascoltato almeno una volta al giorno per una settimana penso di poterlo fare… e mi dispiace dire che non mi entusiasma. Intendiamoci, non sto dicendo che sia brutto, anzi, è sicuramente ben superiore alla media degli album prodotti dalla maggior parte degli altri gruppi in attività (soprattutto della loro età e longevità), però… le uniche canzoni che posso onestamente dire che mi piacciano davvero sono “Tomorrow Came” (la migliore tra tutte secondo me, sia dal punto di vista musicale che del testo), “Lean Back and Fall” e “March in September” (che peraltro già conoscevo perché uscita su singolo un mese fa e il gruppo la suona dal vivo già da tempo). Non sorprende il fatto che i pezzi che ho nominato sono quelli che suonano più tipicamente ‘New Model Army’ (chi li segue saprà cosa intendo). A queste aggiungerei “Seven Times” (per lo stesso motivo, è un pezzo abbastanza in stile) e “Quasr El Nil Bridge” (per il testo, sulla rivoluzione in Egitto e le sue conseguenze, che dimostra una volta di più la bravura di Justin Sullivan nel catturare e descrivere situazioni in maniera superbamente poetica). In totale però sono 5 pezzi su 14; il resto come ho detto non è che sia brutto, ci sono un paio di pezzi che personalmente non mi piacciono ma nel complesso supera tranquillamente la sufficienza. Il problema è che sembra più essere un album solista di Justin Sullivan che un album del gruppo; è decisamente introspettivo e riflessivo ma d’altro canto manca della potenza che contraddistingue i loro album, non c’è nessuna di quelle canzoni che ti si ficcano immediatamente in testa e quasi ti costringono a saltare e cantare a squarciagola con tutto il resto del pubblico ai concerti; le tipiche parti di basso e chitarra portanti che solitamente caratterizzano i pezzi del gruppo sono assenti dalla maggior parte dei pezzi – anzi, alcuni di essi hanno pochissimo o addirittura niente basso o chitarra!

Come ho detto in precedenza, per me questo avrebbe dovuto essere un album solista di Justin Sullivan, cosa che del resto è forse proprio quello che il frontman avrebbe voluto fare (mi sembra di ricordare che un annetto fa ad una mia domanda su un nuovo album mi era stato detto che Justin non era sicuro se fare un altro album solista o un album con la band completa, e in alcune interviste ha lui stesso dichiarato di voler fare un album incentrato su deserti e montagne, come ideale seguito di Navigating By The Stars che era basato sull’oceano). All’atto pratico non ha fatto né l’una né l’altra cosa, ed è forse questo il lato debole dell’album.

Detto questo, sono sicuro che con il tempo mi ci abituerò e altri brani mi piaceranno di più e sono comunque molto curioso di sentire i pezzi dal vivo: non sarebbe la prima volta che la mia opinione su alcuni di essi cambia radicalmente dopo averli sentiti suonare su un palco. Allo stesso tempo però non credo diventerà mai un classico per me (come lo scorso Today is a Good Day o i primi 6 album della loro carriera), ma finirà piuttosto annoverato insieme ad album come Strange Brotherhood o High: sicuramente degni di un posto nella mia collezione ma lavori che ascolto pochissimo e dei quali, così senza pensarci su, a distanza di tempo restano in mente solo 2 o 3 pezzi. Voto: 6/10.

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