Nine Inch Nails, Assago (MI) 2013

0
Condividi:

Nine Inch Nails, Assago (MI) 2013 - foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Quando nel 2009 Trent Reznor dichiarò pubblicamente l’abbandono dalle scene della sua band provai la sensazione che un’epoca, almeno per me, si fosse chiusa. I miei dieci concerti dei Nine Inch Nails visti fino a quel momento, molti dei quali recensiti su questo sito, avevano avuto uno splendido epilogo con un incredibile live alla O2 Arena di Londra, impreziosito dall’apparizione sul palco di Gary Numan, e l’intensissimo concerto di Roma.

La popolarità relativamente limitata degli How to Destroy Angels non ha permesso a Reznor di portare in tour da questa parte dell’oceano questa sua seconda band, il che tutto sommato è stato un peccato. Sebbene infatti musicalmente gli HTDA mi lascino un tantino freddo, riconosco però che il live-set che hanno messo in piedi per la breve tournée americana della scorsa primavera è stato, da quanto si è visto su YouTube, altamente spettacolare e interessante.

La notizia di un nuovo tour mondiale dei Nine Inch Nails è arrivata come una sorpresa, ancora più gradita quando sono cominciate a girare le immagini del nuovo spettacolo e, soprattutto, è stata ufficializzata la data italiana di Milano, tra l’altro uno dei pochissimi concerti tenuti al di fuori di grandi festival estivi.

Onestamente la scelta di ospitare il concerto nell’enorme Forum di Assago mi ha lasciato inizialmente perplesso e mi aspettavo che giusto il parterre si potesse riempire, lasciando gli spalti tristemente vuoti. Questa mia scarsa fiducia sull’appeal italiano della mia band preferita l’ho pagata davvero cara, visto che, a forza di rimandare l’acquisto del biglietto, mi sono ritrovato con il parterre sold-out e sono dovuto così finire in tribuna laterale, in una posizione nemmeno troppo vicina al palco.

L’affluenza al concerto è stata davvero al di sopra di ogni aspettativa, tanto che a pochi giorni dall’inizio del concerto anche i posti nell’anello superiore, che inizialmente dovevano restare vuoti, sono stati messi in vendita.

Arrivato a Milano ho trovato la solita pletora di banchetti con le magliette taroccate, cosa che ha suscitato l’ironia dello stesso Reznor sul suo account Instagram: a onor del vero alcune di queste non erano poi tanto peggiori di quelle ufficiali messe in vendita all’interno del Forum, tra l’altro a prezzi da latrocinio (30 € per una t-shirt che nel sito ufficiale della band vengono vendute a 20 $, meno di 15 € al cambio attuale!).

Non mi dilungo molto sulla band di supporto che ha aperto la serata, ovvero i Tomahawk di Mike Patton, ben noto per i suoi trascorsi nei Faith No More, Mr. Bungle nonché per i vari progetti con John Zorn. Per carità, Patton è simpatico e ha gigioneggiato con successo parlando un buon italiano (addirittura lanciandosi in incursioni in dialetto!). Alla formula alt-metal della sua band rimango però totalmente indifferente, anche perché nessuno dei pezzi presentati in concerto è riuscito a suscitare in me la benché minima emozione.

Nel frattempo il Forum si è riempito e, come da copione per buona parte delle date del Tension Tour, il concerto dei Nine Inch Nails si apre con le luci accese e uno stage completamente vuoto, in cui Trent Reznor entra quasi in sordina per attivare tramite un minuscolo controller gli incalzanti ritmi sintetici di “Copy of A”. Mentre Reznor canta, i roadie portano altre tastiere e percussioni, in modo che i musicisti della band (Robin Finck, Ilan Rubin, Alessandro Cortini e Joshua Eustis) possano ad uno ad uno salire sul palco e affiancare il leader nell’esecuzione. Quando tutti sono saliti, le luci finalmente si spengono e comincia un incredibile spettacolo che durerà per quasi due ore. La scenografia del concerto sarà incentrata su degli efficaci giochi di luce, con dei faretti sparati davanti ai musicisti in modo da proiettare sullo sfondo le loro ombre. In contemporanea schermi di grosse dimensioni, su cui sono mostrate immagini, colori, glitch e disturbi vari, nonché riprese distorte dei membri della band sullo stage, vengono continuamente spostati, talvolta per essere uniti a formare un’enorme area visuale che occupa l’intero sfondo, o posizionati in vari punti del palco, per meglio evidenziare i movimenti dei singoli musicisti.

L’effetto è davvero efficace e non è un’esagerazione affermare che si è trattato di uno dei concerti più “belli da vedere” a cui abbia mai assistito.

Oltre agli straordinari effetti visivi il concerto è stato perfetto anche e soprattutto dal punto di vista sonoro. Una scaletta assai valida, che ha saputo ripercorrere l’intera carriera di Reznor (incluse collaborazioni e progetti paralleli) ma allo stesso tempo ha permesso di presentare alcuni dei brani del nuovo album, non ancora nei negozi nel giorno del live di Milano.

L’incipit del concerto dal sapore electro convince davvero molto: dopo l’ottima “Copy of A” arriva “Sanctified” dallo storico Pretty Hate Machine in un nuovo efficace arrangiamento, seguita dalla potente “Came back haunted”, il pezzo che ha fatto da apripista al nuovo album e che l’intero pubblico già conosce, grazie al video (scarso invero) fatto nientemeno che da David Lynch.

Nine Inch Nails, Assago (MI) 2013 - foto di Christian Dex © Ver Sacrum

I suoni sintetici lasciano il posto al ruvido rock di “1.000.000”, per il quale Ilan Rubin abbandona i pad elettronici e si mette dietro alla sua batteria. Reznor infila uno dietro all’altro storici cavalli di battaglia dei NIN, da “March of the Pigs” all’emozionante accoppiata “The Frail/The Wretched” tratta da Fragile, da “Terrible lie” a “Closer”, che fa illuminare l’intero palco di sensuali tonalità rosse.

“Gave Up”, come da tradizione nei concerti dei NIN, spezza il ritmo dei brani più incalzanti e potenti, per aprire un intermezzo di pezzi più lenti, avviato dalla inquietante “Help Me I Am in Hell” e concluso a sorpresa dallo splendido strumentale “What If We Could?”, tratto dalla colonna sonora di The Girl with the Dragon Tattoo.

Un altro brano da Fragile, “The Way Out Is Through” fa ritornare alta la tensione nell’arena, con brani mozzafiato che fanno scatenare dei poghi intensi nelle prime file. “Wish”, “Survivalism” e “Head like a Hole” sono accolte con entusiasmo da tutti i presenti, fino all’immancabile chiusura di “Hurt”, con cui Reznor e soci si congedano.

Il gruppo sul palco è apparso estremamente compatto e affiatato: d’altra parte 3 dei 4 musicisti che hanno affiancato Reznor a Milano hanno alle spalle anni di militanza nelle varie versioni live dei NIN. Non è un caso che l’ingresso sul palco di Robin Finck (che iniziò a collaborare con Reznor nel 1994) è stata salutato da un vero e proprio boato dal pubblico, secondo forse solo a quello riservato alla “gloria nazionale” Alessandro Cortini. Mi ha un po’ sorpreso vedere Joshua Eustis quasi sempre dietro strumenti a corda, principalmente il basso, e meno spesso alle tastiere, visto che di lui conoscevo la militanza nell’ottima formazione elettronica Telefon Tel Aviv.

Infine due parole vale la pena spenderle per il pubblico. Ho già detto di quanto esso sia stato sorprendentemente numeroso ma non mi aspettavo di trovare così tanta eterogeneità. In fondo ho sempre pensato ai NIN come ad un gruppo di culto, di quelli che solo persone appassionate di generi musicali (un po’) ostici e difficili potevano apprezzare. Sarà stato l’effetto dell’Oscar vinto per la colonna sonora di The Social Network o sarà che “Closer” e “Wish” sono diventati dei classici, perdendo inevitabilmente la loro irriverenza, ma il pubblico del Forum non era dissimile da quello che si può incontrare ad un qualsiasi concerto rock. In fondo la cosa, per quanto straniante, non può che far piacere, perché sarebbe un peccato se la grandezza dei Nine Inch Nails dal vivo non fosse riconosciuta appieno.

Postfazione

Scrivo questa recensione dopo qualche tempo dall’evento e soprattutto in contemporanea alla partenza del braccio americano del tour. Per queste nuove date Trent Reznor ha deciso di aggiungere alla sua ottima band Pino Palladino al basso, un turnista di grande talento ma con un background musicale (The Who, Paul Young, Eric Clapton, …) piuttosto lontano da quello del “nostro”, e soprattutto due coriste Soul/R&B come Lisa Fischer e Sharlotte Gibson. È vero che uno dovrebbe ascoltare per bene prima di giudicare, ma non posso fare a meno di pensare che queste scelte “originali” rappresentino quasi una forma di iconoclastia effettuata da Reznor verso la sua storica creatura.

L’uomo è cambiato, così come il musicista, e temo che se Reznor continuerà a proporre scelte poco in linea con la sua storia musicale la sua strada si dividerà inevitabilmente da quella di molti dei suoi vecchi fan. Chi vivrà vedrà: sicuramente il presente dei Nine Inch Nails annovera un’opera di valore come Hesitation Marks, seppur con le sue pecche, e l’eccellente live di Milano di cui ho qui parlato, che considero il migliore fra tutti i concerti dei Nine Inch Nails da me visti dal ’99 ad oggi. Ma da quanto gira su YouTube in questi giorni un po’ di dubbi sul futuro dei Nine Inch Nails mi sorgono…

Scaletta

Copy of A
Sanctified
Came Back Haunted
1,000,000
March of the Pigs
Piggy
The Frail/The Wretched
Terrible Lie
I’m Afraid of Americans (David Bowie)
Closer
Gave Up
Help Me I Am in Hell
Me, I’m Not
Find My Way
The Warning
What If We Could? (Trent Reznor and Atticus Ross)
The Way Out Is Through
Wish
Survivalism
The Good Soldier
Only
The Hand That Feeds
Head Like a Hole
Hurt

Nine Inch Nails, Assago (MI) 2013 - foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.