Pop. 1280: Imps of Perversion

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Una ‘botta di vita’ estiva questo Imps of Perversion, secondo album della band newyorkese Pop. 1280, attiva da qualche anno nell’universo punk/postpunk, che deve il suo nome ad un celebre romanzo di Jim Thompson. Il primo lavoro, The Horror, uscito circa un anno fa, aveva destato un certo interesse per come aveva saputo unire l’oscurità postpunk al noise metropolitano, creando una miscela vitalissima ma estremamente inquietante. Queste nuove dieci tracce, raccolte sotto un titolo che fa palesemente riferimento al racconto di Poe “The Imp of the Perverse” (in italiano: “Il demone della perversità”), trattano tematiche inerenti la perversione e la deviazione; musicalmente mostrano ancora di più il loro legame con gli Eighties, il suono resta ‘frizzante’, benché un filo più ‘pulito’ rispetto agli inizi. I numi tutelari sembrano essere più che altro gli Swans ma anche i vecchi Birthday Party. Apre l’abrasiva“Lights Out”: la chitarra di Ivan Lip graffia, il basso rimbomba a dovere, il batterista Andy Chugg ‘martella’ forsennatamente ma soprattutto il canto del carismatico Chris Bug dilaga in un impeto selvaggio. Subito dopo, in “The Control Freak”, l’atmosfera non si addolcisce davvero e Bug cavalca aggressivo le disarmonie sottostanti.  “Population Control”, per non farci mancare nulla, ci delizia l’udito con il vocoder, mentre “Nailhouse”, una delle tracce più cupe ed angoscianti, mostra il nostro imperversare corrosivo per ben sette minuti con un accompagnamento piuttosto lineare: una tecnica che ricorda vagamente Iggy & the Stooges. Con “Human Probe II” è la chitarra che dà il meglio e un po’ stride, un po’ geme, talvolta dissonante fino alla cacofonia ma, a mio avviso, davvero particolare; il discorso vale anche per “Do the Anglerfish” dove, oltre tutto, il canto scomposto sembra quasi prendere a schiaffi l’ascoltatore. I brani seguenti tendono ad essere ripetitivi, ma è da segnalare in chiusura “Riding Shotgun”, una sorta di ballata che il bizzarro stile di Bug rende quasi una nenia da ubriaco: l’effetto è suggestivo e, inoltre, un po’ di riposo per le orecchie, dopo tanto ‘noise’ non fa certo male…

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