“Giovani ribelli – Kill your darlings” di John Krokidas: ecco i ribelli di ‘lusso’

0
Condividi:

Opera di esordio dell’americano John Krokidas, Giovani ribelliKill your darlings giunge nelle nostre sale un po’ in sordina, dopo la presentazione all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ove aveva destato un certo interesse. Basata su di un episodio tratto dalla reale biografia di Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William S. Burroughs, i mitici artisti della ‘beat generation’, la pellicola è concepita come un tributo alla ribellione giovanile in genere: ecco perché molta critica ha voluto paragonarla a L’attimo fuggente di P.Weir, con la quale condivide in effetti la tensione passionale e l’epilogo drammatico. Del resto nessuna rivoluzione, nemmeno quelle ‘interiori’ raggiunge i suoi scopi senza un qualche ‘spargimento di sangue’ e la ‘beat generation’ non fece eccezione ed ebbe le sue vittime fra chi ne assorbì i concetti così profondamente da lasciarsene sconvolgere. Ginsberg, Kerouac e Burroughs erano solo degli universitari nel 1944, allorchè si svolse la vicenda del film, ma già allora mostravano personalità non ordinarie e si distinguevano dalla massa per i loro atteggiamenti provocatori: le loro idee radicali sull’arte e la letteratura suonavano eversive nella classe della Columbia University che frequentavano. Ma la prospettiva da cui Krokidas ce li presenta lascia sullo sfondo la loro ‘crociata’ a favore di un totale rinnovamento culturale e ci rivela invece le vicende personali che maggiormente condizionarono le loro vite: le problematiche familiari, il rapporto con le droghe, i turbamenti legati alla scoperta di pulsioni affettive e sessuali molto trasgressive per l’epoca e per questo assai difficili da accettare. Il gruppetto si consolida intorno alla figura ambigua ed affascinante di Lucien Carr che, pur non essendo né il più intelligente né il più creativo, funge da polo di attrazione per la sua avvenenza e per l’entusiasmo con cui anela ad esperienze sempre nuove e stimolanti, ‘trainando’ gli altri. All’interno di questa cerchia, ognuno riversa i propri drammi privati: per uno il dolore per una madre molto amata ma afflitta da un disturbo mentale che non le consente di svolgere appieno il suo ruolo, per un altro il disorientamento provocato da una passione fuori dalle regole, per un altro ancora la rischiosa ricerca di emozioni diverse ed eccitanti che compensino frustrazioni e mancanze nel contesto affettivo. L’anelito verso un’esistenza più soddisfacente, fatta di scelte anticonformiste ma autentiche, diviene spinta imprescindibile, quasi una frenesia che induce a bruciare velocemente esperienze, relazioni, pezzi della propria anima senza accorgersi che il gioco è andato oltre se non quando è troppo tardi. Lucien è in realtà il fulcro di un triangolo erotico, lacerato com’è fra la passione fatale di David Kammerer che da tempo lo affianca silenzioso e fedele ma tenace ed il giovane Ginsberg che inizia ora ad assaporare i primi languori: la tragedia dietro l’angolo segnerà la vita di tutti e, in un certo senso, rappresenterà un passo in direzione della maturità; nessuno dei protagonisti della storia rinnegherà in seguito i principi rivoluzionari sostenuti con tanto ardore – Ginsberg, Kerouac e Burroughs consolideranno la loro carriera di artisti ‘controcorrente’ conosciuti in tutto il mondo – ma di certo l’episodio vissuto insieme farà capire che le scelte radicali hanno un prezzo di sofferenza che deve essere pagato necessariamente.

Diversamente da Urlo, l’opera che Rob Epstein ha dedicato nel 2010 a Ginsberg e al movimento ‘beat’, Kill your darlings non approfondisce gli aspetti culturali e letterari di cui tale movimento si alimentava. Ciò che i poeti in quel periodo andavano realizzando o scrivendo viene appena accennato, mentre tutta l’attenzione è diretta all’analisi delle loro personalità. In Urlo, per esempio, la recitazione costante dei versi dell’omonima, celebre poesia di Ginsberg è parte fondamentale, addirittura indispensabile, per la comprensione di quella che fu una vera e propria battaglia di idee a favore di una nuova estetica nell’arte. Del resto, la storia narrata da Epstein ha luogo circa un decennio dopo e i poeti della beat ‘generation’ avevano ormai raggiunto maturità ed affermazione personale. Krokidas cristallizza nel suo film la condizione del ‘ribelle’ messo alla prova dalla propria stessa trasgressione e la rappresentazione risulta tanto più riuscita in quanto è ambientata in quella che fu una delle rivoluzioni per eccellenza. I personaggi riescono a non cadere nello stereotipo, grazie anche alle buone prestazioni degli attori, da  Dane DeHaan che interpreta Lucien Carr a soprattutto Daniel Radcliffe che, alla verde età di ventiquattro anni, ce l’ha finalmente fatta a liberarsi di Harry Potter e a dimostrare di avere anche delle doti recitative rilevanti: il suo Allen Ginsberg è convincente nella sua confusione ma doloroso nella sua disperazione. Il grande poeta a diciott’anni non aveva ancora scritto la sua opera più celebre ma, successivamente, in quei versi mise tutto se stesso, insieme alle esperienze che lo avevano plasmato. Come lui e gli altri ebbero a dichiarare in varie occasioni, il ricordo di ciò che allora accadde non li lasciò mai più.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.