Anna Calvi: One Breath

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Dopo più di due anni dal primo album Anna Calvi, la giovane italo-inglese rilascia questo One Breath, un lavoro intenso e forse ancora più complesso del precedente, in cui le doti dell’artista vengono riconfermate anche se, visto che si tratta di un ascolto più impegnativo, forse varierà la fascia di pubblico cui lei si rivolge. Le atmosfere sono qui più cupe ed introspettive, i testi densi di significato e la personalità della Calvi sembra volersi sganciare dalle vecchie somiglianze ed ispirazioni. Gli arrangiamenti sono ricchi ma non enfatici, la presenza degli archi è pregevole. Apre “Suddenly”, che, ricca del lirismo tipico anche del primo album, è sorretta principalmente dalla voce limpida ma intensa ed è testimonianza di un songwriting decisamente maturo. Sulla stessa linea la successiva “Eliza” dove però è la chitarra ad imporsi all’attenzione. Con “Piece By Piece”, tuttavia, appare un’inattesa inclinazione sperimentale, con intro ‘rumoreggiante’ ed un arrangiamento quasi bizzarro in contrasto con il canto ‘sospiroso’ e carezzevole. Anche “Cry”, seppur meno efficace, nelle curiose dissonanze o nelle distorsioni mostra lo stesso atteggiamento, mentre in “Sing To Me”, notturna ed introspettiva, la parte del leone la fanno gli archi, i cori malinconici e la voce sensualissima dell’artista. La bellissima title track che inizia minimale, con il canto sussurrato, come sofferente, dopo poche note disarmoniche sfocia in un profluvio di archi con una tecnica che sembra un po’ caratterizzare tutto l’album. Ma poichè anche le ‘fate’ hanno un’anima rock ecco l’aggressiva e ‘chitarrosa’ “Love Of My Life”. Da menzionare infine l’ultima, struggente traccia, “The Bridge”. One Breath attesta che Anna Calvi ha eleganza e classe e la sua musica non è né lineare né alla portata di tutti: il suo è un mondo in cui si può solo essere ammessi.

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