Avatarium: Avatarium

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Avatarium, la crema del doom/dark metal svedese, entità aliena rinvenuta tra le spelonche ghiacciate celate tra i declivi impervi delle Montagne della Follia, puro concentrato di hard obscuro, ancestrale, salmodiato magnificamente dalla Maestra di Cerimonia Jennie-Ann Smith, la nuova musa del doom, che si affianca alle tante, illustri colleghe che hanno fatto loro con fermissima grazia un ruolo che, fatte salve eccezioni (la coraggiosa Caroline Wilson dei Mourn, ma è già passato remoto…), pareva impossibile potesse essere  appannaggio d’una fanciulla. A stento trattengo il mio entusiasmo, “Boneflower” ed il suo organo suonato nella cripta festonata di musco d’una chiesa sconsacrata, sede di riti innominabili perpetuati da menti deviate, la marcia funebre scandita dalla title-track, ed il corteo che si snoda tra la campagna silente, al rintocco d’una lontana campana, gli stivali che affondano nella mota, il vento del Nord che ghiaccia le carni, che penetra le ossa scosse dal singulto, Pandoras egg” ed il suo compulsare solingo assiso su d’una roccia a strapiombo su un orrido dalle viscere del quale salgono romori raggelanti, gli Avatarium dipingono le sofferenze dell’humana condizione senza usare indulgenza nei confronti del peccatore, ma evitando d’emettere sentenze sommarie. Leif Edling, già basso negli epici Candlemass (e nei Krux, Abstrakt Algebra, Witchcraft, Trilogy…), ha allestito un team formidabile, che s’avvale del percussionismo composto di Lars “Lasse” Skold (Tiamat) e del chitarrismo virile di Marcus Jidell, il quale ha prestato la sua sei corde ai classici Royal Hunt ed agli immensi e sottovalutati Evergrey (e dal vivo ai Candelmass ed ai Pain), e sopra tutto della osannata Jennie-Ann e del tastierismo opulento di Carl Westholm, fine cesellatore di opere sotterranee firmate da Carp Tree e da Jupiter Society (ma anche con Candlemass, Krux, Abstrakt Algebra), espressioni del più incorrotto prog scandinavo. “Bird of prey” è chiusa dai pregevoli vocalizzi della cantante, appoggiati come un drappo sulla bara incisa con sapiente perizia dai tasti d’avorio di Carl, degno finale d’una canzone che, poco prima, non ha lesinato in quanto a potenza, mentre rullano i tamburi in “Tides of telepathy”, chiamando a raccolta gli spauriti villici (traccia paradigmatica dello stile Avatarium, debitore della grande lezione dell’hard rock dei settanta, una forma libera da costrizioni e da regole auto-imposte), non poteva chiudere più degnamente Avatarium la raccolta “Lady in the lamp”, il cerchio aperto dalla solenne opener “Moonhorse” (già sull’EP che conteneva pure la cover di “War pigs”) si stringe, è ora di spegnere i ceri e di abbandonare l’Abbazia, le tenebre calano e non è consigliabile farsi sorprendere dalla Notte nel mezzo della campagna, occulte creature potrebbero lasciare le loro tane, per cacciare anime dolenti. Non so se trattasi d’una moda che, come prima per il symphonic-gothic-metal, potrebbe dar corso ad una nuova ondata di female-fronted-doom bands, certo che le fila s’arricchiscono di forze fresche ad ogni morir di stagione (Rosie Cunningham dei Purson, Ali O’Brian/Blood Ceremony, Shanda Fredrick/Demon Lung, Emily dei Mount Salem sono solo alcune, e non più le ultime…), certo è che, fin quando la qualità abbonderà, come nel caso di questo sublime Avatarium, non dovremo darci pena. Sperando che non si tratti solo di un fugace side-project, la ricerca del Disco dell’Anno s’è conclusa, ecco il mio approdo sicuro per il 2013. Andate in pace, it’s time of doom, again!

Per informazioni: http://www.audioglobe.it
Web: http://www.nuclearblast.de
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