Dismal: Giostra di Vapore

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Di certo i Dismal non sono un gruppo che si fa prendere dalla frenesia di pubblicare i propri lavori a tutti i costi: dal 1998, questo è il loro quarto lavoro di lunga durata, pubblicato a sette anni dal loro precedente Miele dal Salice di cui, a dire il vero, avevo perso l’uscita; ma ricordavo piuttosto bene Rubino Luquido (three scarlet drops…), uscito nel 2003, che mi aveva colpito per il suo essere decisamente atipico, caratterizzato da influenze sì presenti, ma molto sfumate, slegato dai numerosi cliché  che caratterizzano gli ambienti musicali di cui usualmente ci occupiamo. La matrice della loro musica è chiaramente quella metal, ma qui la materia metallica viene trattata con particolare perizia, lavorando attraverso la destrutturazione e la sublimazione: in qualche modo i Dismal riescono ad atomizzarla e a restituircela in una forma assolutamente cambiata nella sosotanza, contenuta in brevi campioni che, ad un ascolto distratto, possono tranquillamente sfuggire. E quindi ecco che il CD inizia con “The four vibrations”, una sorta di Valzer postatomico, prosegue con Giostra di vapore”, bel brano trip hop tra i cui campioni compaiono di riff metal sodi e compatti. “Il ballo degli obesi” è un pezzo abbastanza complesso, che alterna un testo recitato a un cantato più canonico e melodico ed è caratterizzato da un impianto strumentale più tipicamente metal su cui si sovrappongono le tastiere e il violino ma che è in continua variazione, nei suoi sette minuti e mezzo di durata, alternando momenti più compatti a tratti eterei con la voce accompagnata da violino e pianoforte e accenni di cori angelici. “Microcosm&Macrocosm” è un altro brano piuttosto lungo che alterna atmosfere differenti: inizia con la voce di Rossana Landi su un tappeto lieve di tastiere per trasformarsi in un intermezzo quasi dark ambient ricco di glitch e campioni su cui si innestano ben presto la chitarra ritmica (che inizialmente fa solo capolino) e il violino per sostenere il ritorno della voce e poi chiudersi con una pienezza sonora maggiore. “Eden” è un bell’intermezzo classicheggiante, seguito da “Vimana” che, come il nome può lasciar intendere, inserisce qualche suggestione orientale nel suono dei Dismal, soprattutto nella sua parte introduttiva, dopo di che il suono si arricchisce e stratifica fino a un risultato nient’affatto facile da descrivere. “Melisse (part.2)” ha un’ispirazione più legata al teatro e alla musica contemporanea, continuando a rivelare l’incredibile ispirazione del gruppo, che sembra non accettare l’idea di un brano che somigli a se stesso per più di qualche secondo di seguito. Chiude l’album “One step in the dark”, brano malinconico che si rifà nuovamente al trip hop, con accenni melodici a certa musica degli anni ’70 rivista con sensibilità completamente nuova. Al termine dell’ascolto, non ci si stupisce del fatto che la discografia dei Dismal sia così rada: in quest’opera c’è tanto di quel materiale che un gruppo “normale” ci avrebbe tirato fuori almeno cinque o sei CD e nella sua realizzazione sembra esserci una cura maniacale. Descrivere bene a parole la loro musica è veramente difficile, anche perché non ci sono riferimenti certi a cui affidarsi e i brani variano molto lungo la loro durata. Un ascolto consigliatissimo.

TagsDismal
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