Il Segno del Comando: Il volto verde

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A distanza di più di 10 anni da Der Golem (2002) Il Segno del Comando – mitico gruppo dark-prog genovese della scuderia Black Widow che ha ripreso l’attività nel 2010 dopo un lungo silenzio – pubblica un nuovo album intitolato Il volto verde. Si tratta di un ritorno in grande stile che vede la presenza di ospiti prestigiosi come Claudio Simonetti (Goblin, Daemonia), Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), Martin Grice (Delirium), Sophya Baccini (Presence), Vinz Aquarian (Ballo delle Castagne) e Freddy Delirio (Death SS). Non c’è più Mercy alla voce che viene rimpiazzato da Maethelyah, David Krieg e Sophya Baccini. In questo nuovo lavoro il concept si focalizza – come nel precedente Der Golem ancora su Meyrink di cui viene preso in esame il suo secondo romanzo ovvero Il volto verde (1916) che dà il titolo all’album. Si tratta di uno dei suoi libri più importanti e rappresenta una vera e propria summa esoterica del vecchio scrittore. Il libro, che si caratterizza per uno stile che evoca nel lettore “immagini” e “visioni”, può essere letto come una sorta di manuale di insegnamenti occulti e iniziatici e parla dello yoga e di come risvegliare i poteri magici nascosti all’interno dell’uomo per raggiungere uno stato metafisco di consapevolezza superiore del proprio io e raggiungere così l’immortalità. I testi, scritti da Diego Banchero, riprendono  così fedelmente i temi del romanzo e sono molto simbolici, oscuri ed evocativi. Per comprendere a fondo lo spirito filosofico del disco sarebbe meglio quindi  aver letto il romanzo di Meyrink. Musicalmente l’album è molto valido e si riavvicina, in parte, alle atmosfere del prog italiano del primo album. Il volto verde è introdotto da “Echi dall’ignoto”, un breve e spettrale strumentale scritto da Freddy Delirio che lascia spazio alla cupa “La bottega delle meraviglie” che immerge subito nel mood oscuro e lugubre dell’album con Maethelyah protagonista alla voce. La successiva “Chider il verde” è una grande traccia di dark-prog dove sento echi del Balletto di Bronzo mentre “Trenodia delle Dolci Parole” ha un inizio poetico e lirico e vede protagonista al canto la brava Sophya Baccini. “La congrega dello Zee Dyk” – con David Krieg alla voce-  si avvale di un’atmosfera particolarmente suggestiva e “magica” in virtù anche di un testo esoterico e profondo. “Il manoscritto” è invece un altro grande omaggio alle sonorità del prog italiano in cui sento nuovamente l’influenza del leggendario “YS” del Balletto di Bronzo. “L’evocazione di Eva” è emozionante, in puro stile ’70, e vede la presenza alle tastiere, come si diceva, del mitico Claudio Simonetti e di Martin Grice. Il finale de Il volto verde è da brividi con il grande Gianni Leone protagonista nello strumentale “L’Apocalisse”. Il viaggio nel mondo “visionario” e mistico di Gustav Meyrink si chiude con l’inquietante traccia recitata l’“Epilogo”. Il feeling generale dell’album ricorda molto le atmosfere oscure di certa cultura horror italiana dei ‘70 rappresentata dagli sceneggiati fantastici e gotici e da gruppi come gli Antonius Rex. Il volto verde è quindi un album imperdibile per gli amanti di queste atmosfere e per i cultori di esoterismo e di Meyrink.

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