Il Tempio delle Clessidre: Alienatura

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Il Tempio delle Clessidre pubblica, sempre per la meritoria Black Widow, il secondo album intitolato Alienatura. Il gruppo, nel frattempo, ha subito la defezione dello “storico” cantante Stefano “Lupo” Galifi, ex frontman del glorioso Museo Rosenbach. La scelta è infine caduta su Francesco Ciapica che riesce a cavarsela egregiamente senza far rimpiangere il suo illustre predecessore anche in virtù di un timbro vocale simile. Si tratta di un’ottima notizia tenendo conto della cronica debolezza della voce nel prog italiano. Avevo già visto Il Tempio dal vivo con il nuovo cantante e, nell’occasione, avevo avuto modo di ascoltare anche “Onirica possessione”, una delle tracce presenti in Alienatura ricavandone un’impressione positiva. Il concept di  Alienatura – titolo affascinante che unisce i termini “aliena” e “natura” –  si concentra sul conflitto fra l’uomo e, appunto, la natura; in questo senso è significativa la bella copertina, che mostra un quadro onirico e delirante di Alessandro Sala. I riferimenti musicali omaggiano sempre il prog italiano e in particolare si sente sempre l’influenza del mitico Zarathustra – un disco leggendario da cui il Tempio prende il nome e vero e proprio oggetto di culto in tutto il mondo in ambito progressivo – oltre a quella di gruppi come Genesis  e Gentle Giant. Lo stile musicale è quello del primo album ma le sonorità sono più articolate e stratificate e l’impatto, rispetto al suo predecessore, è meno immediato e necessita di più ascolti per poterne apprezzare tutto il valore. Elisa Montaldo ha modo di sfoggiare tutto il suo talento alle tastiere e suona anche gli strumenti etnici come nell’iniziale “Kaze (ciò che il vento porta con sé)”, una traccia strumentale introdotta dal rumore del vento seguita dalla stupenda “Senza colori” che si avvale di un incipit dirompente che fa riaffiorare lo spettro del Museo e di una parte centrale molto poetica e raffinata. Bellissime l’epica “Fino alla vetta”, introdotta da sontuose tastiere oniriche e la sognante “Onirica possessione”, con dei testi profondi e Elisa Montaldo protagonista alla voce e alle tastiere nella parte finale. Si chiude in bellezza con la mini suite “Il cacciatore”, vera e propria summa espressiva del Tempio che mostra il perfetto interplay fra i musicisti – oltre alla Montaldo, Fabio Gremo al basso, il talentuoso Giulio Canepa alle chitarre e Paolo Tixi alla batteria. Sostanzialmente Alienatura è un ottimo album che si dimostra superiore all’esordio e conferma tutto il valore di uno dei gruppi migliori del new prog italiano.

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