Implodes: Recurring Dream

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Secondo album per gli Implodes, a distanza di due anni circa dal precedente, Black Earth. La band di Chicago che, partendo da un’idea psichedelica, ha saputo ampliarla con istanze misteriose ed oscure, si presenta quest’anno con un lavoro maturo ed affascinante: Recurring Dream continua il percorso già intrapreso ma i suoni risultano più  ricchi ed eterogenei e l’atmosfera diviene ancora più  inquietante, come se i quattro avessero, per così dire, ‘lavato i panni’ nel post-punk. Gli elementi significativi della musica degli Implodes si rivelano fin dall’opener, “Wendy 2”, brevissimo passaggio strumentale dalle inattese sonorità apocalittiche che prelude a future inquietudini. Segue la bellisssima “Scattered In The Wind” che, tutta giocata fra tastiera, chitarra ed il canto dai toni arcani di Matt Jen­cik e Emily Elhaj, del post-punk esplora il lato più dark. Nè può definirsi rilassante la successiva “Sleepyheads”, proposta ethereal di distruttiva malinconia, mentre “Necronomics”, pur nell’oscurità, arricchisce e diversifica il sound con respiri atmosferici. A questo punto, il disco vira decisamente verso l’ambient, ed ecco arrivare la cosmica “Zombie Regrets”  e, poco più in là, l’onirica “Dream Mirror”. Ma “You Wouldn’t Know It” ripresenta visioni da incubo popolate di echi paurosi e, addirittura, di rumori ‘industriali’ mentre dilagano le note di una tastiera ‘impazzita’. Da segnalare, infine, oltre a “Ex Mass” in stile Mogwai, la conclusiva “Bottom of a Well”, che fonde le due anime del disco, quella fosca della prima parte e quella atmosferica della seconda, creando un’alchimia abbastanza originale che la dice lunga, in effetti, su quali siano i sogni degli Implodes.

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