Interferenze: Trilogy: red fragments

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Il secondo capitolo della Trilogy alla quale ha dato inizio la frazione dedicata al verde, vede il duo Salani/Fucci alle prese con una materia grigia e densa, manipolata sapientemente da un’elettronica pesante che fa da collante alle parti appannaggio di chitarra e di basso, offrendo una chiave di lettura assai interessante alla via sonora intrapresa dai fiorentini. Che in episodi come “Dream step” non lesinano in quanto ad esibizione muscolare, lanciandosi in una folle corsa verso una probabile auto-estinzione. Rallentamenti repenti ed enigmatici offrono all’ascoltatore tregue solo apparenti, nella realtà acquiscono la sensazione di tensione, di pericolo incombente che, presto o tardi, inevitabilmente si rivelerà. “Winter storm” è un episodio centrale di Red fragments, non soloper la sua esatta collocazione a metà della scaletta, ma sopra tutto in virtù della sua dinamica, con tastiere che paiono voler prendere il volo, staccarsi dal mare di fango che sta ricoprendo l’umanità: chitarre pensanti le richiamano a terra, rendendo inane il suo tentativo. Maestoso lo strumentale “Red fragments”, degno del suo titolo che attribuisce all’opera intiera. Incede con passo fermo tra rovine ancora fumanti di città devastate, mentre ormai prossimo è l’inverno nucleare, annunziato dalla neve di scorie che sta calando lenta e silenziosa sui monumenti che l’uomo ha innalzato ad onore della propria stoltaggine. Incute e ravviva timori ancestrali, come tizzoni ardenti d’un fuoco che si alimenta di Morte, acceso da mani ignote all’alba incerta di una civiltà che è tale solo di nome, e che doveva vergare ben altre vicende sulle pagine ingiallite del libro della Storia. Ma la Speranza ha ancora un ruolo in questo giuoco crudele? Possiamo noi, attraverso i nostri occhi feriti, osservare ancora ciò che ci circonda, guidare i nostri passi, o ci sentiremo ancora degli stranieri, persi in una dimensione temporale che abbiamo perso per sempre? “Slip away” pare infondere qualche residuo di fiducia in un futuro che appare ripiegato su se stesso, quasi ad escludere ogni possibilità di accesso ad una esistenza migliore. Acqua e fuoco, gocce che vorrebbero mondare la nostra pelle dalla crosta di polvere che la ricopre come un sudario. “Waterdrops” chiude Red fragments ma èun commiato che lascia aperte troppe domande. Dubbi che non riguardano la riuscita dell’opera, che segna un ulteriore affinamento della cupa poetica degli Interferenze, un progetto che, come l’incoraggiante “V1.1/V1.2” preconizzava. L’attenzione che Luca Fucci e Jac Salani riserbano ad ogni fase del processo di produzione dei loro dischi, l’interazione perfetta fra strumentazione tradizionale e supporti elettronici, la cura delle liriche (che sovente in Italia rappresentano il vero e proprio punto debole di album che altrimenti potrebbero competere alla pari con le produzioni internazionali) permettono anche a questa nuova stazione di guadagnarsi i nostri favori, nell’attesa dell’annunziata conclusione della serie. Che sicuramente saprà riservarci (piacevoli) sorprese.

Per informazioni: http://www.interferenze.bandcamp.com
Web: http://www.interferenze.info
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