Katya Sanna è un personaggio quasi imbarazzante, poiché si tratta di un’artista che ha collezionato elogi in tutte le forme di arte in cui si sia cimentata e ne ha sperimentate molte: oltre alla musica, ha coltivato infatti con successo poesia, pittura, fotografia. Qui su Ver Sacrum non è certo un nome nuovo: a suo tempo, infatti, avevamo già parlato dei suoi dischi precedenti come Grand Tour oppure Cuore di Vetro ed avevamo evidenziato quanto fosse centrale per lei lo studio delle possibilità offerte dalla sua voce straordinaria. Oggi la ritroviamo con La Via delle Stelle, che è decisamente l’opera di una professionista. Il titolo fa riferimento al percorso del pellegrinaggio verso Santiago de Compostela: già questa scelta fa intuire quanto la sua musica sia pervasa da una spiritualità particolare, che non ha nulla di religioso ma appare piuttosto legata agli elementi primari così come si conoscono da certe teorie filosofiche dell’antichità. Come negli altri lavori, poi, la musicista sembra trarre ispirazione da tendenze varie che riesce a combinare in modo originale ed interessante. La componente etnica o anche rituale ha un ruolo importante: essa è usata non tanto per creare atmosfere oscure ma come mezzo finalizzato alla ricerca di soluzioni musicali e sonore diverse ed inconsuete, con scenari a volte ariosi, a volte introspettivi ed onirici, mai comunque convenzionali o già sentiti. Così possiamo anche trovare la libera sperimentazione vocale sulla base elettronica uniforme oppure l’uso di strumenti ‘esotici’ come lo shruti box. Non si creda che l’ascolto sia ostico o destinato a pochi ‘eletti’: La Via delle Stelle risulta assolutamente  gradevole ed accessibile a chiunque. Scendendo un po’ più nel dettaglio, menzioniamo la deliziosa opener, “Mandria Luminosa”, che rispecchia la vena ‘etnica’ dell’autrice, ma le sottrae fisicità  per conferirle un tocco di leggerezza; subito dopo, “La Linio De La Konstelacioj” imbocca già la strada della sperimentazione: vi si percepiscono echi dei Dead Can Dance ma il finale è letteralmente ‘cosmico’. Ancora ‘cosmico’ è, a mio avviso, il termine che si adatta poco dopo a “La Rotta Di Panspermia”: i suoni si arricchiscono di misteriose sfumature di impronta quasi tribale ed anche il canto, nella sua uniformità, risulta in qualche modo enigmatico; “Braccio Del Cigno” potrebbe addirittura essere la colonna sonora di una spedizione nello spazio. Più in là, si ‘annusano’ sempre i Dead Can Dance in “Diorite” e se, in “Lyman-Alfa”, le forme musicali sono diventate piuttosto complesse e  “Mandria Luminosa #2” sembra integrare in pochi luminosi secondi il discorso iniziato con l’opener, la conclusiva “Freccia Del Tempo” sancisce quello che, per quanto arrivati fino a questo punto, potevamo non aver ancora capito: il passaggio ad un mondo ultraterreno. Chi fosse interessato all’esperienza de La Via delle Stelle, troverà qui tutte le informazioni.