Lydia Lunch & Philippe Petit: Taste Our Voodoo

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Torna Lydia Lunch ma non nella veste abituale: Taste Our Voodoo è infatti il frutto di una collaborazione abbastanza speciale, cioè quella con l’artista e musicista sperimentale francese Philippe Petit, dalla quale era già nato Twist Of Fate del 2010. Come quel lavoro, anche il doppio LP Taste Our Voodoo è oscuro, sperimentale e di ascolto tutt’altro che semplice: non c’è da meravigliarsi, considerando la personalità aperta e lontana dai clichés della Lunch che, per oltre trent’anni, non si è mai negata alcuna esperienza nella maggior parte dei settori dell’arte. Anche Petit, a quanto si sa, ha esplorato diversi territori ed ha partecipato a numerosi progetti prima di unirsi a Lydia Lunch per questa avventura. Il materiale è stato raccolto in oltre due anni di performances in Europa in cui i due hanno cercato di mettere insieme i mondi alquanto remoti di due caratteri molto poco affini per creare una storia musicale che appartenga ad entrambi. Inutile dire che la formula scelta è estremamente lontana dal gusto popolare e potrà interessare solo chi sia in cerca di emozioni diverse e non abbia in antipatia le sonorità impegnative. L’opera è divisa in due parti, una delle quali registrata a Marsiglia e l’altra a Berlino: si tratta di una manifestazione artistica a metà fra la musica e la recitazione, dove la Lunch declama un testo e Petit la accompagna con un arrangiamento basato sull’elettronica e l’uso dei vinili; naturalmente la nostra artista non si limita a leggere, bensì interpreta i vari passi con molto pathos, alternando la calma alla foga, a volte urlando, a volte rallentando, a volte aggredendo, utilizzando in pratica tutta la gamma di sfumature che la sua voce le consente. Queste variazioni vocali si amalgamano con la musica che, ovviamente non ha una vera e propria melodia, ma alterna frammenti melodici a singole note, persino rumori: il tutto sembra seguire più che altro stati d’animo o visioni, in un modo totalmente libero dagli schemi e molto lontano dalla classica forma canzone. L’effetto è sicuramente suggestivo anche se, ovviamente, l’ascolto per intero risulta un po’ faticoso e fa talvolta rimpiangere la Lydia Lunch più sbarazzina e rockettara.

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