Mephisto Walz: New Apostles

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La carriera dei Mephisto Walz, dopo varie vicissitudini, prosegue costantemente, seppure con tempi non rapidissimi e così nel 2013 esce New Apostles che segue di due anni il precedente IIIrd Incarnation. Bari-Bari si alterna al canto con Myriam Galvin tranne che nell’ultimo brano, la cover di lusso “Kashmir” dei Led Zeppelin, in cui interviene Sara Reid, già presente nell’album precedente. I pezzi risultano in generale di impostazione più melodica ma la consistenza musicale resta densa e corposa, con molto spazio per la chitarra e il canto. Apre la title track e, come si diceva, è il regno della chitarra, mentre le voci sono solo un confuso sottofondo. Ma poi in “I Died Inside”, uno degli episodi migliori, il canto di Barry Galvin irrompe impetuoso ‘cavalcando’ con forza la chitarra, in attesa che la voce femminile in “The Folie” metta ulteriormente in evidenza il clima gothic. Con “Blue Aether” il ritmo incalza parecchio, la chitarra e la voce sono tiratissime: il brano sembra ideale per la resa dal vivo; la ballata melodica però non poteva mancare, per cui ecco “Goodbye Innocence” in cui Myriam Galvin sa equilibrare le note più accattivanti con le altre più appassionate, riuscendo abilmente ad evitare l’effetto sdolcinato. Fra le rimanenti tracce vale la pena di segnalare “Poupée de Cire, Poupée de Son”, curiosa cover di una canzone degli anni ’60 di Serge Gainsbourg cantata dalla francese France Gall, la regina dello yéyé, ed “Embers”, languida ed evocativa, in cui la chitarra appare più morbida per un arrangiamento in stile romantico. Anche “Walking in the Air” è una cover: il brano del compositore inglese Howard Blake è già stato inciso dai Nightwish nel loro album del 1998 Oceanborn e questa versione vagamente melensa non dice proprio niente di nuovo. Chiude la già citata “Kashmir” che, invece, viene eseguita in modo assolutamente dignitoso e vicina all’originale anche se non con troppa fantasia. New Apostles per me non  sarà, alla fine, uno dei dischi dell’anno 2013, tuttavia mi sento di annoverarlo fra i lavori soddisfacenti.

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