Pâle: Blue Agents

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Fra le ristampe più importanti di questo periodo, impossibile non menzionare quella del mitico Blue Agents dei parmensi Pâle. Si tratta di una delle band più interessanti e originali che la new wave italiana abbia prodotto, oltre che una delle prime: infatti l’inizio della loro attività risale al lontano 1978, quando si facevano chiamare Electric Nerves. Divenuti poi Pale TV e, dopo ancora, Pâle – con la formazione che abbiamo sempre conosciuto: Alex, Blue Niagara, Adrenalina e Whip – come molti altri gruppi di allora ebbero una stagione troppo breve. Blue Agents, registrato nel 1981 per l’Italian Records di Oderso Rubini, rappresentò il culmine di quel corso che, appunto, finì poco dopo; in una pagina di parole brucianti i Pâle presero posizione contro la logica dominante nella musica commerciale difendendo la loro libertà di artisti…erano tempi in cui le affermazioni di principio valevano qualcosa ma poi se ne pagava lo scotto. Che oggi si sia scelto di ristampare proprio Blue Agents è una conferma del significato che il disco ebbe e che può avere ancora oggi. L’edizione comprende l’LP con le sue undici tracce ed il CD corrispondente, cui sono stati aggiunte altre due bonus tracks. La musica è caratterizzata da una spiccata attitudine sperimentale: molto impostata su tastiera e basso, con interventi raffinati del sax, è sovrastata dalla voce del frontman, Alex, dal carisma indiscutibile, mentre i testi – parte in italiano, parte in inglese – sono ognuno una piccola storia. Apre “Parallel Cat”, che rispecchia in pieno le peculiarità descritte: l’accompagnamento alle tastiere ha tonalità cupe, il ritmo si mantiene sostenuto, ma ciò che trascina è proprio il canto che, personalmente, mi ha ricordato lo stile di Nick Cave. Segue “Teutonic Knight”, anch’essa decisamente dark e, dopo, “Something Wicked This Way Comes”, il cui titolo fa riferimento all’omonimo romanzo di Bradbury (noto da noi con il titolo Il popolo dell’autunno): qui, una partenza curiosamente solenne è abbinata ad una breve melodia quasi infantile, cui il canto attribuisce sfumature maliziose, delineando un’atmosfera bizzarra, vagamente inquietante. “Tatuate e Contuse”, di stampo minimale, deve ancora il suo fascino alla voce di Alex, fluida e provocante mentre “The Livid Triptych”, scelta anche per la compilation Mutazione della Strut Records, con la sua ritmica serrata e l’andamento ingannevolmente disarmonico è molto vicina, a mio avviso, alla prima new wave inglese: si noti la deliziosa tastiera! Benchè tutti i brani siano indovinati – e niente affatto  ripetitivi, a testimoniare una vena creativa che, all’epoca, doveva essere davvero feconda! – vogliamo citare solo “All the Dead Children”, uno delle tracce più complesse e più ricche di pathos e, infine, le aggiunte,  “Night Toys” e “ B/W Television Shock Show”, che facevano parte del primo 45 del gruppo. Blue Agents è quindi un disco imperdibile per chi abbia voglia di scoprire le cose belle che gli anni ’80 hanno saputo produrre da noi. Chi invece abbia già apprezzato i Pâle in gioventù, non si lasci prendere dai rimpianti: il loro secondo lavoro – dopo trent’anni! – ha trovato una label interessata ed inoltre, ad ottobre, sono tornati in studio a registrare un nuovo album. Speriamo che la loro diventi una storia esemplare!

TagsPâle
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