Sophia Baccini's Aradia: Big Red Dragon

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Sophya Baccini, cantante napoletana nota nella scena prog internazionale per essere stata la voce dei Presence – ottimo gruppo di dark-prog – pubblica il suo secondo album solista dedicato all’opera pittorica del geniale William Blake, poeta e pittore di culto, ispiratore di altri nomi importanti nella musica rock come Jim Morrison e gli Atomic Rooster. Big Red Dragon (The William Blakes’s Visions), questo il titolo del disco pubblicato dalla Black Widow di Massimo Gasperini,  è un progetto di ampio respiro che vede la partecipazione di ospiti prestigiosi come Lino e Irvin Vairetti degli Osanna, Elisa Montaldo del Tempio delle Clessidre, Enrico Iglio dei Presence, Roberto Tiranti dei Labyrinth, Christian Décamps degli Ange, Sonja Kristina dei Curved Air e Steve Sylvester dei Death SS. Musicalmente l’album è una sorta di oscura e magniloquente opera nera. Ritroviamo le atmosfere deliranti di nomi di culto del progressive più oscuro come i Devil Doll e gli stessi Presence. Spicca per incisività e buon gusto la chitarra di Chicco Accetta mentre Stella Manfredi agli archi dimostra tutto il suo talento. Sophya Baccini – sontuosa come sempre la sua voce – è molto ispirata e si cimenta efficacemente anche alle tastiere. “William” – la prima traccia – inzia in modo pacato  con una bella chitarra “”floydiana” in evidenza e lascia spazio alla cupa “Angel Of Revelation” con ancora Accetta protagonista alla chitarra e la Baccini che dimostra grande personalità al canto mentre la successiva “Satan” è una litania con gli archi ben in evidenza. “Love Of Hecate” – traccia di una raffinatezza irreale, dal sapore antico – vede la partecipazione della già citata e bravissima Elisa Montaldo alle tastiere e si rivela uno di vertici di Big Red Dragon. “La porta dell’inferno” è indubbiamente un altro dei pezzi forti del disco: si tratta di un vero e proprio viaggio esoterico in cui Lino e Irvin Vairetti accompagnano Sophya Baccini al canto che vi farà oltrepassare la soglia dell’Inferno e vi immergerà in una dimensione tenebrosa. “The number” – il numero ovviamente è 666! – è la traccia più heavy in cui non poteva non esserci la partecipazione di Steve Sylvester. “Cerberus” – titolo anche di un pezzo degli Amon Duul di Yeti! – è un’altra chicca. Bella anche “Au premier matin du jour”, teatrale e drammatica con Christian Décamps al canto. Chiudono la title-track e una bella cover di “Jerusalem”, già interpretata in passato dal ELP nel classico Brained Salad Surgery. Il booklet è molto raffinato e ricco di note: ogni traccia dell’album è associata a un dipinto di Blake. Per poter meglio penetrare i significati e le atmosfere di Big Red Dragon – ottimo album che gli appassionati di progressive e non dovrebbero procurarsi – il consiglio è quindi quello di lasciarsi ammaliare dall’arte senza tempo, ricca di riferimenti esoterici e mistici, del folle e visionario artista.

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