Alcest: Shelter

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Neige non demorde e, a pochissima distanza da  Les Voyages De L’Ame, rilascia un nuovo album, ad inaugurare la stagione del 2014. In Shelter egli si guarda bene dal cambiare stile e, per sottolineare ulteriormente la sua inclinazione per sonorità sognanti ed aeree, si è avvalso della collaborazione del produttore dei Sigur Rós, Birgir Jón Birgisson, che ha saputo porre queste caratteristiche in giusto rilievo. I momenti ‘metal’, ancora presenti occasionalmente nel lavoro precedente sono ormai un ricordo, ma la conseguenza di tale scelta è la prevalenza di melodie morbide ed emotive ai confini con il pop. Gli Alcest si trovano così, a mio avviso, in una fase delicata e Shelter in qualche modo lo testimonia, per quanto la suggestione che lo pervade sia ancora innegabile. Apre “Wings” con poco più di un minuto di corali ed eteree armonie; subito dopo “Opale”, uno dei brani più belli, dilaga con suoni ‘pieni’ e luminosi, costellati di ‘lampi’ shoegaze.  Ne “La Nuit Marche Avec Moi” i ‘colori’ si immalinconiscono divenendo più pacati e crepuscolari e, dopo, “Voix Sereines” evoca immagini ‘naturali’ ed incantevoli fantasie, con Neige che sussurra accattivanti melodie. Arrivati a questo punto, è più che evidente che l’attitudine ‘black’ che talvolta serviva a dare ‘nerbo’ e varietà alle pur sempre bellissime atmosfere dei lavori precedenti è stata definitivamente accantonata. Anche “L’Eveil Des Muses”, l’altro brano di rilievo, esordisce con morbidi ‘tintinnanti’ arpeggi per sfociare in limpidi paesaggi e visioni universali e la chitarra fa la sua parte talmente bene da scongiurare il rischio di quel pelo di monotonia che altrove tuttavia si affaccia. Fra le curiosità che riguardano Shelter, segnalo la presenza come vocalist di   Neil Halstead, ex frontman degli Slowdive, nella penultima traccia “Away” che, per altro, non è fra quelle che ho apprezzato di più perché i suoi toni esageratamente delicati finiscono con il risultare stucchevoli. Lo stesso devo osservare a proposito dell’ultima, “Délivrance” che alterna passaggi di grande suggestione ad altri un po’ faticosi, il che può succedere in un brano lungo oltre dieci minuti. E’ quindi con rammarico che, dopo una serie di lavori brillanti, al momento sospendiamo il giudizio sugli Alcest in attesa di tempi migliori.

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