Museo Rosenbach: Barbarica

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A distanza di quaranta anni esatti dal loro primo lavoro Zarathustra, capolavoro indiscusso del progressive made in Italy, ritornano i Museo Rosenbach con un nuovo lavoro in studio dal titolo Barbarica.

Un buon vecchio prog dalle liriche oscure e apocalittiche. Testi decadenti e pieni di pessimismo che cercano di analizzare un’ umanità incline all’autodistruzione. Guerra, sopraffazioni, continua distruzione della natura sono i mali che affliggono le società evolute. Una violenza innata nell’uomo che, al contrario, corrisponde a una tragica involuzione, una regressione ad una dimensione “barbarica”.

Il pessimismo dei testi non riesce però ad oscurare il lavoro musicale, la ricchezza di suoni, le sfumature dei crescendo, le emozioni di questo album. Atmosfere uscite dal passato, ma non una semplice operazione nostalgia. Le architetture sonore tipiche anni ‘70 sono rese attuali da un buon uso del digitale, che se da una parte forse toglie calore al suono dall’altra dona perfezione e pulizia a tutto il lavoro. Sicuramente un po’ manieristico ma ben equilibrato, riesce a conciliare vecchie passioni sinfoniche con giovani tentazioni metal. Barbarica è la dimostrazione di come l’esperienza ed il talento possano produrre anche a distanza di tanti anni, della musica che non fa rimpiangere il passato.

Lineup di veri professionisti, al nucleo storico composto da Stefano “Lupo” Galifi (Il Tempio Delle Clessidre)/voce solista – Alberto Moreno/bass, mellotron – Giancarlo Golzi (Mattia Bazar)/batteria, oggi si affiancano Sandro Libra/chitarra – Max Borelli/chitarra, voce – Fabio Meggetto/tastiere – Andy Senis/bass, vocals.

Apertura affidata a “Il Respiro Del Pianeta”, brano bello, lungo (14 min) e convincente o forse è semplicemente il più credibile perche vicina al zarathustra style tra frequenti cambi di tema e controtempi (….e i rituali, per ascoltare, il palpito soffocato, del pianeta..). Segue “La Coda Del Diavolo” decadente e onirica, la grande voce di Galifi si alterna alle tastiere affidando la chiusa alle chitarre hard (….brucio l’incenso alla tua Maestà, per purificare l’anima). “Abbandonati” inizia come una danza aborigena per sfociare in un inno sinfonico(…e la guerra è cenere, calpestata, come se non ci fosse un dio). “Fiore Di Vendetta” sembra il brano più moderno con la sua iniziale voce distorta, ma in realtà conserva un’ impronta melodica, la più symphonic metal con le sue chitarre (…a lei restano solo il fuoco e il sangue intorno, il fuoco e il sangue dentro). Chiude “Il Re Del Circo” un vero classic prog italico ma arricchito da ampi suoni di hammond (…sono il re di un circo opaco e spaventoso, che ormai vi porta il sangue e la follia).

Se Barbarica lascia qualche dubbio sulla sopravvivenza di madre terra, sicuramente ci consegna la certezza di un buon album.

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